SCOMBINATA
mi chiamano dallo studio, "vieni è ora di cantare". arrivo e manca ancora tutto il finale, e non c'è il mio solito ciocorì, e non mi si apre la birra, e penso che potevo starmene ancora almeno due ore buone a casa a farmi i cavoli miei.
è vero, ultimamente sono un po' assenteista, ma devo pensare a un milione di cose, e poi vorrei vedere dopo un anno, adesso è ora di fare, di uscire e di stare sotto il cielo o sotto i riflettori. la mia resistenza comincia a vacillare. è normale. ormai a furia di pensare a come sarà il mio futuro ho un occhio gigantesco tipo igor, tutto crepato di rosso, perchè per guardare in avanti ci si sforza così tanto che ti si alza la pressione.
dovevo cantare e invece sono qui con welby sulle gambe che fa il rumore di un aereo da combattimento, e non va il mouse, e explorer, e firefox minaccia di distruggere il sistema ogni volta che lo apro
nell'ingresso ci sono -12 gradi, in studio +34. capita di incontrare qualche allievo di sergio chiuso tra le due porte (larghezza 20 cm) intento a depressurizzarsi. poi si ritrovano tutti davanti al mixer e cominciano a parlare un linguaggio strano, una lingua morta che credo sia Apple o roba del genere, e a me viene la faccia fissa di quando non riesci ma proprio non riesci a stare attenta, una cosa che mi capitava solo a lezione di latino autori le ultime due ore del sabato. ma nessuno se ne accorge, com'è ovvio, fino a quando qualcuno non mi manda, da lì davanti, un sms con scritto ti raggiungiamo in pasticceria, e allora capisco che sono qui ma non qui, lì ma non lì, e che dopo ogni vaffan c'è sempre un culo.
gaia