SCOMBINATA

mi chiamano dallo studio, "vieni è ora di cantare". arrivo e manca ancora tutto il finale, e non c'è il mio solito ciocorì, e non mi si apre la birra, e penso che potevo starmene ancora almeno due ore buone a casa a farmi i cavoli miei. (chiudo il tag perchè ormai vivo in html).
è vero, ultimamente sono un po' assenteista, ma devo pensare a un milione di cose, e poi vorrei vedere dopo un anno, adesso è ora di fare, di uscire e di stare sotto il cielo o sotto i riflettori. la mia resistenza comincia a vacillare. è normale. ormai a furia di pensare a come sarà il mio futuro ho un occhio gigantesco tipo igor, tutto crepato di rosso, perchè per guardare in avanti ci si sforza così tanto che ti si alza la pressione.
dovevo cantare e invece sono qui con welby sulle gambe che fa il rumore di un aereo da combattimento, e non va il mouse, e explorer, e firefox minaccia di distruggere il sistema ogni volta che lo apro . a lele è venuta la fissa del gioco di prestigio con le carte. un giorno le ha coniche, uno segnate, l'altro cinesi, l'altro telecomandate. tutti fuggono impauriti quando lo vedono arrivare perchè ormai è matematico, quando ti punta è per farti vedere qualcosa di nuovo, qualcosa di cui nessuno si stupisce più, perchè se sai che c'è il trucco dell'arbre magique (carte profumate), dell'oppio (carte drogate), della violenza (ti dà un colpo in testa appena guardi la carta e ti aspetta al risveglio col gran finale), che cosa assisti a fare? [save for web]. emilio è da due ore e mezza sullo stesso suono metallico, sta girando una manopola che riempie e svuota una sfera sullo schermo e non c'è modo di fermarlo. mio nonno almeno se gridavi "la finanza!" si riprendeva anche dalle embolie più gravi, lui è praticamente sordo ad ogni segnale. io sbuffo, mi lamento, vado in bagno a contare le piastrelle, mi trascino al bar (quello senza vecchi-da-briscola), minaccio di abbandonare lo studio e a volte me ne vado davvero e non se ne accorge nessuno per ore fino a quando non mi arriva un messaggio con scritto "ti raggiungiamo in pasticceria" anche se sono a casa.
nell'ingresso ci sono -12 gradi, in studio +34. capita di incontrare qualche allievo di sergio chiuso tra le due porte (larghezza 20 cm) intento a depressurizzarsi. poi si ritrovano tutti davanti al mixer e cominciano a parlare un linguaggio strano, una lingua morta che credo sia Apple o roba del genere, e a me viene la faccia fissa di quando non riesci ma proprio non riesci a stare attenta, una cosa che mi capitava solo a lezione di latino autori le ultime due ore del sabato. ma nessuno se ne accorge, com'è ovvio, fino a quando qualcuno non mi manda, da lì davanti, un sms con scritto ti raggiungiamo in pasticceria, e allora capisco che sono qui ma non qui, lì ma non lì, e che dopo ogni vaffan c'è sempre un culo.

gaia