CAMBIA LA LUCE
Sta già cambiando la luce.
lo vedo benissimo. dalle iridi colorate delle foglie ancora appese, dai riflessi che rimandano i vetri, dall'umore dei passeri e dei merli. adoro i merli. da piccola ne ho accudito più di uno. quando mia mamma li portava a casa, raccolti dal giardino, minuscoli e tremanti, il cuore mi si spezzettava. li mettevamo in un piccolo nido di vimini riempito di tela e li imbeccavamo con molliche di pane bagnate nel latte e pezzetti di fragola, che uscivano sempre dal sedere uguali a com'erano entrati. si salvavano sempre, i piccoli merli. spalancavano il becco giallo, erano socievoli e con una buona capacità di adattamento. al contrario dei piccoli di rondine, che non aprono mai gli occhi per guardare la vita, che respirano leggeri come soffioni, per poi spegnersi del tutto. soffrivo molto. con gli occhi all'altezza del bancone passavo i pomeriggi ad accertarmi che respirassero. non sopporto di veder soffrire un animale. i miei merli si chiamavano trillo, trillo pirillo, pritty (come la colla). di uno in particolare ho un ricordo speciale. è rimasto con noi più tempo degli altri. al ritorno da scuola lo trovavo libero sul terrazzo, grasso come il culo di una lepre. le sue piume stavano abbandonando il marrone per virare al nero corvino. lui mi salutava sempre con un trillo nokia 324, e io lo ingozzavo di spaghetti al pomodoro, che ingoiava come un'ananconda. poi di solito crollava dal sonno, e io restavo incantata a guardare quelle palpebre assurde che sembravano lenticchie e si chiudevano dal basso verso l'alto. poi un bel giorno di sole lo presi su una mano e gli dissi "oggi ti insegno a volare". lo misi sull'indice destro, e cominciai ad anadre su, e giù, e su e giù. lui restava arpionato a me e non sembrava divertirsi. ad ogni discesa frullava con le ali, agitato al pensiero di cadere per terra. poi diedi un colpo più forte, e lo lanciai in aria con furia.
e volò.
volò bene, e libero, e alto come non avrebbe mai sospettato, e fece cerchi lunghissimi sopra la casa con me che restavo inebetita a fissare il cielo, sorridendo come una scema. poi scelse una direzione a caso, e se ne andò.
è così che se ne vanno gli animali, come raramente fanno le persone. senza addii parlati, senza bisogno di grazie e di tante spiegazioni. senza dirti "tornerò", sapendo di non poterlo fare davvero. è una cosa bella.
sta cambiando la luce. le piante le rispondono facendo la ruota con i primi piccoli fiori, che solo all'ultimo momento si accorgono del gelo e cadono come pere cotte al microonde. "fregatura!", gridano, fregati dalla luce. sotto la magnolia c'è già un pavimento rosa di petali bagnati. cambia la luce e con essa arriva un po' di nuova magia. ancora invernale, ma dal profumo più acquoso. c'è odore di granchio, di spiaggia e di spuma, e siamo a centinaia di kilometri dal mare. se mi concentro riesco a vedere le stagioni che si avvicinano, come due mantelli giganteschi e volatili che si intrecciano fra le cose, e si preparano alla staffetta. sono una persona complicatissima, e per stare bene ho bisogno di cose complicate. una passione difficile, un obiettivo ambizioso, un progetto al limite delle mia capacità, un amore burrascoso ma killer, un tesoro da cercare, una mappa da decifrare, un mistero da risolvere, un'amizicia turbolenta, qualche nemico agguerrito su cui testare le mie tattiche di difesa. eppure, a volte sono tanto semplice quanto complessa. e mi basta una cena, un'atmosfera, il solito sguardo, un buon caffè, un cane, un semaforo verde subito dopo un altro verde, un vestito "giusto", una corsa, un complimento, la sensazione dolceamara che ti dà sempre lo stesso ricordo, senza che cambi mai.
a volte mi basta un cambio di luce, quando tutto muta prospettiva, quando anche se il vento non c'è tu senti che qualcosa cambierà.
gaia