UNO SPAVENTO
Ci sono nella vita, a volte, degli attimi di una dolcezza sconfinata.
su di me arrivano all'improvviso, e altrettanto velocemente se ne vanno, come se non fossero mai esititi. un breve attimo di trance, come guardarsi da fuori, sospesi su un tappeto volante di farfalle. non sono particamente mai felice, ma attimi così ne ho diverse volte al giorno. la maggior parte sono legati a frammenti della mia infanzia, o dei primi due anni di università. niente di speciale...eppure quando sento arrivare queste "visioni" mi avvolgo nella vita come se fosse un guanto di lana, di seta e di cotone. e anche se sono giovane, se di fatto ho vissuto pochissimo ancora, penso che di gioia ne ho avuta abbastanza.
oggi ho preso un grande spavento. una delle mie due nonne, la più anziana, quella che vive sotto di noi, non stava bene. si è svegliata confusa, non si è voluta alzare. ha bofonchiato una specie di testamento alla anna, la sua badante russa, e non ha aggiunto altro. è spesso confusa ultimamente, ma forse stamattina c'era qualcosa di strano, qualcosa di diverso. sono scesa di corsa e mi sono seduta accanto al suo letto. lei sembrava dormire, di un sonno pesante ed inquieto. respirava fortissimo, diceva qualche parola incomprensibile, lamenti ovattati come libellule. io le tenevo forte la mano. mia nonna raramente molla le mani altrui. è una a cui piace essere toccata, è vanitosa, una regina. me l'ha afferrata, forse più per caso che per altro. ad ogni apnea mi si fermava il cuore. "nonna non morire...". non capivo. se era tutto come sempre, o se era il caso di preoccuparsi davvero. la mia mano era gelida nella sua caldissima, piccola come una papaya, nuda e sconfinata, avrebbe detto neruda. guardavo tutti i suoi anelli importanti, strettissimi sulla pelle così cambiata, ma mai tolti...tutta la sua vita su un dito. "nonna non morire...". le ho accarezzato la guancia, una cosa che non penso di avere mai fatto. e ho visto che ha ancora un bellissimo viso e che i suoi capelli stanno diventando da bianchi a biondi. che cosa strana. gliel'ho detto. "nonna, stai diventando una biondona...". mi ha stretto la mano. dormiva, sognava, soffriva...non lo so. così sono salita un attimo a cercare aiuto. non sapevo bene cosa fare. ma quando sono tornata, la nonna era sveglia. sempre distesa, imponente, ma aveva gli occhi aperti e la anna sollevata le sprimacciava il cuscino. era felicissima di vedermi. nonna, ero qui prima, non mi sentivi? "no..." che bella la mia gaia, che bello vederti. non vieni mai. le ho ripreso la mano, "come ce l'hai fredda gaia...". sono io che sono morta, nonna, di paura. abbiamo parlato per 40 minuti, noi 3, una ragazza, una russa e una novantenne, ognuno col suo linguaggio strano, senza che nessuno si capisse davvero, ma così stranamente dolci tutte insieme. mi ha parlato del milionario, di quanto era corteggiata da ragazza, di yaki, del sole e del giardiniere. tutte frasi di nemmeno 6 parole, ma lo sapete, io sono così tanto brava a sentire quello che non c'è che andava benissimo così.
è in questi spaventi che mi accorgo che il nostro mondo è una pallina fragile appesa al becco di un passero incerto ... e non so proprio dire se questo mi spinga a vivere meglio, o a non vivere proprio.
gaia