LIBRI LEGGENDO
Ieri sono stata in una libreria aperta fino a tardi.
aveva le luci calde, era completamente vuota e una signorina addormentata sonnecchiava vicino alla cassa. un ricciolo si muoveva insieme al suo respiro, così che sembrava sbuffare dai capelli. fuori pioveva. la gente passava in corso facendo la ruota col proprio ombrello e si specchiava nelle pozzanghere pensando che aveva mangiato troppo, o dormito troppo poco, o chiedendosi se la persona che andava ad incontrare avrebbe notato che la piega dei capelli non era perfetta.
da noi non ci sono le librerie con un angolo dove leggere e la possibilità di bere cose calde e mangiare biscotti. se ci sono, sono molto rare. è un peccato. leggere un libro è un rituale. non ho mai capito quelle persone che leggono in treno tutte sballonzolate, o sul tram, o addirittura in coda dal panettiere. parlo di letture un minimo serie. persone che leggono mentre sta per arrivare l'autobus (mentre è proprio là in fondo, e qualcuno grida "eccolo!"), persone che leggono al supermercato, o camminando per strada riuscendo ad evitare merde e tombini. persone che leggono sulle panchine dei parchi ad un passo dal rettangolo di sabbia in cui bambini e cani fanno un casino pazzesco. la fretta ed il disordine non aiutano a succhiare i libri. io ho sempre letto in un angolo raccolto, in silenzio, e sempre con l'atmosfera giusta. quando finisco, mi resta addosso quella sensazione strana di volermi succhiare le dita, una per una, come chi ha le ha messe dentro la marmellata o l'aceto balsamico o un bicchiere di limone. i libri mi sudano addosso e mi fanno sbrodolare.
ieri ce n'erano un'infinità. di tutte le forme, di tutti i colori. alcuni inutili e pesanti solo dall'aspetto, altri con titoli molto più geniali del loro contenuto. quasi nessuno con un riassunto che non fosse soporifero.
ecco, se scrivessi un libro, e per forza di cose dovessi farmi scrivere la presentazione da una seconda persona, la sceglierei accuratamente. perchè la costina, insieme al titolo, è la cosa che può fare la differenza. dovrebbero esserci pochi nomi difficili e moltissimo cuore. un inizio accattivante, e un finale che ti fa strapazzare il volume avanti, e indietro, e sopra e sotto alla ricerca di qualche informazione che non c'è.
ne ho comprati tre. hanno tutti una lunga frase come titolo, perchè adoro che mi si racconti una storia anche se in breve. hanno tutti una grafica stilosa, niente schifezze da tascabile o da romanzuccio d'amore da quattro soldi, con quello schifoso rosa antico, o i caratteri arricciati, o il giallo evidenziatore. e profumano tutti di benjamin franklin, di trattato di indipendenza, di macchina per stampare, di giornale arrotolato intorno a una baguette, di new york times e di ritagli appesi sul terrazzo con sopra scritto "assassinato".
forse sono l'unica persona al mondo che per scegliere un libro ci mette il naso dentro.
credo che non potrei mai lavorare nella cia nella sezione odori, perchè nonostante io possa descrivere con una precisione infinita quello che annuso nessuno è mai in grado di capire che cosa voglio dire.
eppure era esattamente lì.
quell'odore color indaco di carta, di "tlac" di A battuta a macchina, di dondolo arancio nel tramonto che si fa soffiare via dal vento i quattro fogli di una lettera d'amore.
gaia