VESTITI

Come previsto l'influenza si è abbattuta su di me in tutta la sua furia a 5 giorni dalla data di milano.
digito dal mio letto, circondata da fazzoletti di carta, caramelle per la gola, riviste smangiucchiate dal cane ed intrugli non ben definiti. ho dovuto rimandare tutte le commissioni da sbrigare sabato, e le mie prove finiscono certamente qui, dato che non posso rischiare andando nel freddo malasano del capannone con così poco tempo di sicurezza a disposizione.
spero vada tutto per il meglio.
più tardi posterò nella sezione Press un piccolo articolo uscito oggi sul giornale di brescia, e per cui ringrazio, come sempre, Maurizio Matteotti, persona di cuore straordinario.
c'è un sole che brilla e un cielo sfacciato. i tronchi bianchicci delle betulle davanti alla mia finestra luccicano come cristallo ed hanno una testa dorata dal taglio bizzarro. sembrano tanti TeleSpallaBob, con foglie simili a ricci appuntiti che si sparpagliano in mille direzioni.
se dovessi dare un vestito alla mia Paura sarebbe certamente un saio di tela grezza color beige sbiadito e grigio topo, con molte cuciture di rafia mal fatte, un cordone da francescano in vita, e tanti campanelli tintinnanti e sinistri appesi un po' dappertutto. la Paura la senti sempre arrivare. La mia Gioia, invece, la vestirei con grande sfarzo. sarebbe tutta impellicciata, dalle spalle ai piedi, un lungo abito di pelliccia color rubino con intarsi dorati e qualche frammento di specchio, perchè per me la Gioia ha elementi di Narciso. le darei un minuscolo scettro prezioso da reggere in una mano e scarpe leggerissime ed alate per potermi volare sulle spalle. del colore dell'avorio. la Malinconia invece è assolutamente minimale, silvana ed inafferrabile. cucirei per la mia un abito di organza e seta evanescente e senza fronzoli, che segue le linee del corpo fino a terra, magari in stile impero, stretto appena sotto il seno. color acquamarina e verde bosco, timidamente scintillante, con uno scollo a V di "vorrei" proprio sopra il petto. maniche larghe a campana, perchè la malinconia gira su se stessa, e ruota, e danza sfumando in infiniti arabeschi, ed ha bisogno di aria e vento fresco che la gonfi e la sospinga fin dove vuole arrivare. la mia Delusione ha un vestito certo: uno smoking con la coda, un panciotto, un cilindro ed un bastone, tutto sdrucito e lacerato, come se fosse stata picchiata. ha tracce di mascara sulle parti bianche e scarpe da uomo ai piedi, stringate, sempre molto pulite.

alla mia Impazienza, invece, ho pensato a lungo, e non l'ho saputa vestire. nonostante mi sia sforzata non ci sono riuscita.
ho capito solo alla fine che la mia Impazienza è nuda, assolutamente nuda, infreddolita e vergognosa, impotente, bianchissima, e seduta su un trapezio appeso altissimo e ciondolante, nell'esatto punto di mezzo tra quello che ho e quello che vorrei.

gaia