PERSONE E CONTATTI

Ho sempre studiato con attenzione le persone.
anche se non sembra, frequentandomi, anche se faccio di tutto per mettere le persone più diverse a proprio agio, cercando disperatamente qualche punto in comune o qualche aggancio efficace, io mi faccio sempre un quadro molto preciso di chi ho davanti, e in genere non mi occorre molto tempo per arrivare al succo. chiaramente le sfumature sono cose che arrivano solo con la conoscenza e la frequenza, ma ognuno di noi ha un nocciolo fatto da due massimo tre caratteristiche dominanti, ed è quello che a me interessa cogliere. questa teoria me la sono inventata io, attenzione. io che schifo Freud e aborro il suo appiattimento di qualunque fenomeno alla sfera sessuale. io mi baso sulle mie credenze, spesso autoinventate, e mi va bene così. almeno in questi campi soggettivi. non ho nessuna pretesa da psicologia spiccia, anzi, sono un carattere disordinato ed egocentrico che falsa moltissimi segnali, fraintende, si intestardisce, giunge a conclusioni pessime, errate, ridicole, si inkazza, ricombina gli elementi, sbaglia colori e toni e alla fine si manda affanculo da solo. però una specie di intimissima radio frequenza della gente la riesco quasi sempre a cogliere, e quasi sempre è giusta. in genere le persone molto sensibili hanno questa capacità, forse perchè hanno un palato abituato alle sfaccettauture, alle gradazioni millesimali. la mia prima reazione ogni volta che conosco qualcuno è quella di cercare di plasmarmi su di lui (o lei) quel tanto che basta per farlo sentire tranquillo. è difficile da spiegare. è una specie di elaborazione di milioni di micro dati al secondo che mi attraversano il cervello e di cui divento conscia senza esserne davvero consapevole. in base a questi io cambio leggermente tono, atteggiamento, doso ironia, sfrontatezza, dolcezza. non c'è nessuna pretesa in questo intento, se non il tentativo, a volte disperato, di comunicare anche con chi è talmente diverso di me da farmi desiderare d'essere in un altro posto. talvolta è un successo, altre meno. tante persone questa cosa non la fanno, e forse fanno bene. manifestano il proprio disappunto o non interesse e tutto quello che ne consegue. io non ci riesco. anche con i casi umani che più umani non si può io sento l'esigenza di trasformarmi e mettermi sul loro livello, che alla fine non è più basso, solo profondamente diverso. ogni volta che riesco ad innescare questa comunicazione, anche se blanda, piena di intoppi e di interruzioni, anche se difficile, io mi sento un po' vittoriosa.
del perchè di questo, davvero, non so spiegarvi la ragione.
le cose cambiano quando passano i primi momenti di conoscenza. lì cadono molte barriere, e la mia scarsa pazienza spesso si fa sentire. com'è naturale e umano, comincio a sbattermi sempre meno per far stare bene le persone, se vedo che questa mia gentilezza non viene proprio "colta". accarezzare un muro cercandone una breccia non ha molto senso, ma non perchè sia un lavoro lungo. lo è nella misura in cui un muro non capisce un cazzo, sostanzialmente, e non vedo perchè dovrei far sentire bene un muro quando non avrà mai alcuna utilità emotiva per me.
è un discorso contortissimo quello di oggi, non so nemmeno perchè mi è venuto.
io penso sempre un po' "così".
in sostanza, ci sono mille volte in cui mi verrebbe da prendere qualcuno per il bavero e gridargli in faccia "uè ma ti svegli o no? ci sei? sei connesso/a? che problema hai? ma ti sembra un atteggiamento normale?".
non lo faccio mai.
però lo penso. sì, lo ammetto. a volte lo penso. lo penso e mi chiedo davvero che razza di strana varietà sia quella umana, e quanto difficile sia trovare gente che usa con gli altri la stessa sensibilità e soprattutto capisce il valore di quella che viene riservata a loro.

a conti fatti, ce n'è molto molto poca.

gaia