E' SBAGLIATO
A casa mia è sempre stato insegnato che la vita è dura che duramente bisogna lavorare.
nonostante io sia una persona (molto) fortunata, e nonostante possa sembrare ad alcuni osservatori esterni che abbia per certi versi le cose spianate, ho assimilato profondamente questa morale al punto che è diventata chimica e meccanismo delle mie stesse cellule. la mia famiglia è piena di gente straordinariamente intelligente. a volte mi chiedo come sia possibile che in una casa così grossa non ci sia statisticamente un deficiente. la cosa buffa è che quando siamo a tavola in 14 per le riunioni di famiglia facciamo discorsi di idiozia fantozziana. non ridicoli e nemmeno buffi. banali. comunque, questa stessa gente non sa vivere bene, non è quasi mai felice, è severissima con se stessa, non gode dei propri risultati ed è convinta che la vita sia sacrificio e che qualcosa di brutto sia sempre dietro l'angolo. è una famiglia molto unita, con rigide dinamiche relazionali, rocciosa, per certi versi aspra. impossibile da sgretolare, pesante da digerire.
questa filosofia del lavoro duro è parte del mio DNA. anche i miei cambi di direzione pre-sony, quando passavo da una laurea, a un master, a un lavoro saltuario erano l'espressione di un disagio profondo, del disagio di non sentirsi mai sulla strada giusta, di non aver ancora trovato quel valore aggiunto nelle cose che facevo di cui tutti amano parlare. lo zio cella, che ora è morto, e che per me è stato mio nonno, si è fatto da solo. non si è mai sposato ed è stato ipocodnriaco fino al suo ultimo giorno di vita. era un genio del marketing ed aveva un gusto estetico squisito per gli arredi e l'architettura in generale. non aveva alcun titolo di studio ma incantava i clienti ed i venditori con la sua parlantina e le sue idee brillanti ed originali. lo zio cella non approvava che io volessi cantare, ma di questo vi ho già parlato. lui era un altro di quelli che riteneva che il lavoro fosse l'essenza stessa della vita e che ogni godimento superfluo, o dispendioso, fosse un insulto alla morale.
mia madre invece è entrata in questa casa che cantava sempre, sorrideva sempre, amava la vita, l'ironia, gli animali e i fiori. mia madre è cambiata molto da quando sta qui, ha imparato come si regge una famiglia come la nostra, come si amministrano proprietà, badanti, anziani, mariti e figli. non so se quando ha sposato mio padre, bellissimo, silenzioso e con il suo cappello da alpino, sapesse a cosa andava incontro. però lei è cambiata, più triste a volte, più stanca, ma sempre vitale. ama mio padre e dice di essere felice, tranne che quando yaki fa la cacca in casa. ùanche lei vive nella filosofia del lavoro duro, solo che la sua viene da una povertà notevole.
per lei tutto quello che è facile è sbagliato, ed è questa la cosa che io sento più forte di tutte sulla mia pelle.
tutto quello che è facile è sbagliato.
gaia