FA MALE



Tutto quello che ha un artista ormai affermato è tutto quello che vorremmo noi che ancora non lo siamo.
fa un male cane vedere i propri sogni proiettati sugli altri. fa male da morire. fa male nella misura in cui tu non sai valutare quanto del suo essere lì e del tuo essere qui dipenda da carenze tue, o meriti suoi, o dalla presenza o assenza del fattore fortuna talento momento destino. la padella in cui si rosolano in modo confuso tutte queste componenti cambia assortimento ogni giorno. una volta ti senti un grande, la successiva un povero coglione. la tua autostima sale e scende come impazzita e tu non hai un riscontro nemmeno lontanamente sufficiente a farti stare a galla, perchè sei ancora un essere sotterraneo che sta provando a venire fuori. fa un male cane vedere su youtube i video delle star, leggere le recensioni dei loro dischi o dei loro concerti, spulciare i loro fanclub. ti fai forza pensando che quasi tutti all'inizio sono stati ignorati o rifiutati o rimandati a data da destinarsi, ma credetemi non serve proprio a un cazzo. fa male fa male fa male e ci sente maledettamente soli. mille parole non bastano a farvi toccare con mano il vuoto immenso che mi porto dentro, ma non perchè sia successo qualcosa di negativo, no, per il semplice che fatto che ancora non sono dove vorrei e che quando vedo i punti d'arrivo degli altri soffro come un cane. mi ferisce, cosa vi devo dire? sarà così per sempre? è questo quello che bisogna attraversare? una palude di fango in cui tutto quello che sei o pensi di essere viene messo ogni santo giorno in discussione, al punto che certe sere ti chiedi su cosa stai costruendo la tua vita, se sei un'artista o un pagliaccio o un pierrot o il mercante che vende castagne fuori dai luna park? io non lo so, non riesco a capire se sono completamente pazza io, se sono del tutto priva di un equilibrio, se ho manie ossessivo compulsive, se sono fragilissima o al contrario megalomane, non ci capisco più niente, oppure sono le persone in parte a me che non capiscono perchè non sentono quello che sento io, perchè non hanno la radice che ho io, perchè non sono la mia specie d'albero. mi sento sola non perchè lo sia davvero, ma perchè pago la desertificazione di essere l'unica ad avvertire la grandezza di questa angoscia. tanta gente nella mia vita mi ha detto che io sono nata per comunicare, non necessariamente con la musica. me lo dicevano ancora prima che iniziassi. ma due in particolare me l'avevano espresso con parole così diverse e così speciali che io, lo ricordo, me n'ero davvero convinta. ora le ho dimenticate. non so come sia potuto accadere, sono un po' così. incapace di dimenticare una stupida critica anche dopo secoli, e capace di scordare un enorme complimento nel giro di un'ora. però mi ricordo l'effetto che mi aveva fatto starle ad ascoltare, ed è a quello che io mi aggrappo stasera, mentre questo mostro nero mi fa più male che mai.
il disegno che più mi rappresenta adesso assomiglia a quello che illustrava il libro del piccolo principe, con lui seduto sul suo pianeta, rotondo e grosso come uno di quei palloncini su cui saltellavamo da bambini. mi sento così. come se stessi in un mondo tutto mio, e questo mondo fosse talmente piccolo da non poterci nemmeno camminare sopra.
non posso parlare con nessuno.
non sono depressa. piantatela di dire che ho preso da mio padre, che esagero, che non vedo le fortune che ho. piantatela di dire che bisogna avere fiducia, equilibrio o mezze misure. piantatela di cercare il rovescio positivo della medaglia, perchè se c'è sta a contatto col terreno, e non serve a un cazzo.
piantatela, perchè se anche voi state lottando per una cosa come me, vivendo nella quotidiana frustrazione del non sapere come andrà, e non vi sentite così, significa che non siete appollaiati sul vostro microscopico pianeta, ma siete esseri da Terra.

gaia