DISPERSA

[premessa. non ho ancora visto i discografici]
In questi giorni mi sento in assoluto l'essere più solo sulla faccia della terra.
sapevo che questo periodo sarebbe arrivato, sapevo anche più o meno quando, e sapevo che avrebbe fatto male e piangere come il limone negli occhi. sapevo che l'avrei dovuto affrontare da sola, se no che solitudine sarebbe, e sapevo che ne avrei scritto cercando un qualche conforto che non sarebbe comunque arrivato. sapevo che mi sarei stupìta del suo arrivo nonostante ne prevedessi perfettamente le dinamiche ed i tempi, perchè al peggio non ci si prepara mai abbastanza e poi in fondo si spera sempre che le cose vadano meglio delle proprie previsioni. sapevo anche che la mia prima reazione al suo arrivo sarebbe stato il desiderio di fare pulizia intorno a me, di liberarmi dei rami secchi, delle foglie morte, di tutto quello che di non magico e triste c'è nella mia vita, perchè io credo fortemente che cose e persone ordinarie accanto impediscano l'avverarsi dei miracoli. e sapevo anche che in questa mia reazione, che è tipica mia, e che ho avuto mille volte da quando sono nata ad oggi, avrei peggiorato la situazione, e avrei aggiunto solitudine a solitudine, in un masochistico tentativo di spermere il dolore fino all'ultima goccia, punzecchiandomi anche nei punti che si sforzavano di resistere.
sapevo tutto, con un microscopico margine d'errore. e sapevo anche che schiacciando "pubblica" sul blog, e facendo leggere a qualche centinaio di persone quello che provavo, mi sarei sentita, per assurdo, ancora più dispersa.
gaia