GHIACCIOLI

Tempo di ghiaccioli.
quelli semplici, con la carta sottile che si appiccica al bordo per il troppo freddo, da mandare giù insieme al resto, tanto che sarà mai.
il mio preferito è sempre stato quello alla menta. verde pacchiano. attacco le labbra sugli angoli inferiori e succhio con tutte le mie forze, per attirare il liquido zuccherato. è bello vedere il colore che si ritira dal resto del ghiacciolo facendolo diventare quasi trasparente.
ora che ci penso dei ghiaccioli ho sempre mangiato solo gli angoli, e mai il centro. mi vengono i brividi solo a pensarci. addentare un ghiacciolo di bassa lega è un po' come pensare al futuro, adesso. arriva una scossa di freddo.
ho sempre odiato quello al limone, gusto da ingegnere maschio.
schifo anche quelli arancio, che sanno di medicina, e quelli rossi che lasciano le labbra viola.
ma il ghiacciolo della sfiga assoluta è quello blu. all'anice. il ghiacciolo dei bambini con gli occhiali spessi e le vene sulle tempie. quelli che gli stronzetti della classe prendono in giro a suon di spintoni, pisciando poi sul loro legnetto abbandonato a terra tra le risate generali.
odio l'anice e odio il suo ghiacciolo. odio l'emarginazione della categoria che rappresenta e odio il suo colore. odio il fatto che è sempre in fondo nella scatola del freezer del bar. odio il suo vedersi poco in giro.

ma che cazzo sto facendo, disquisisco di ghiaccioli.
sto veramente male.
mi sa che prendo e me ne vado nella baietta dietro il lago, quella deserta, quella dove Mr. nuotava intorno alle barche dei tedeschi afferrando al volo il pane proprio come le anatre, con solo la testa fuori.
tra le 1645 cose che oggi mi mancano di più, al primo posto c'è ancora lui.

gaia