DISCIPLINA
Bisogna stendere un nuovo programma.
bisogna essere disciplinati e metodici nel portarlo avanti.
bisogna convincersi che si può essere artisti senza guinzaglio e regole, ma che se si vuole fare del proprio essere artisti un lavoro il gioco cambia.
è assolutamente contro la mia natura, ma tant'è.
devo mettere in piedi un live con le contropalle. non posso farmi trovare impreparata appena il disco sarà finito. trovare i musicisti, iniziare le prove, stabilire una scaletta intelligente, catchy, rock ma che non mi distrugga la voce.
provare. ristabilire un feeling con persone nuove. trovare il giusto mood anche dal vivo, perchè per forza di cose non potrà essere identico ad un album tanto complesso.
ci sarà da faticare, da faticare molto per me che ho sempre visto il palco come una roba su cui salire di botto, giusto perchè ti ci chiamano sopra. l'occasione per aprire la bocca e vedere cosa succede senza tanti perchè. se ti piace la mia arte ascoltami così come sono, prendimi col mio sudore e le mie rogne e non farti domande. bevici su una birra e ascolta Gaia, se non ti piace vaffanculo.
sono l'antitesi della programmazione. non confermo un impegno fino a dieci minuti prima, e anche questi sono troppi per il mio andazzo lunatico. vivo sulla scia dello scatto finale, dell'"all'ultimo momento". ho energia per mille ma solo a un passo dalla scadenza.
ora non si può più.
devo rifarmi il fiato. un'ora di cyclette e di corsa o camminata tutti i giorni. la stagione è propizia, c'è puzza di pino e pigne selvatiche nei miei soliti percorsi in campagna. i vialetti di ghiaia fanno ci ciac sotto le scarpe, a volte attraversa la strada un geco o una salamandra. ho già cominciato. sento le gambe più dure, il respiro più lungo. ho bisogno di cosce d'acciaio per saltare su questo ginocchio e per fare saltare con me chi mi ascolterà.
ci vuole disciplina.
uso le scarpe da ginnastica con cui giocavo a tennis anni fa. oggi, sdraiata a terra per fare i glutei, mi sono accorta dal riflesso nello specchio che c'era ancora un po' di terra rossa sotto la suola. la ricordo ancora quell'ultima partita...finita con un gatorade all'arancia. avevo una felpa senza maniche azzurra della puma e la racchetta di Agassi. sudavo poco e profumato, solo sul collo. avevamo perso e avremmo dovuto pagare una cena (per 4), mai consumata.
è sempre difficile riscuotere, o permettere agli avversari di farlo.
ci vuole disciplina. una straordinaria pulizia interiore e non. mi lascio alle spalle ogni peso non utile, per farmi trovare leggera. via tutto quello che non serve. via tutto ciò che mi toglie energia senza darmene di un'altra specie in cambio.
sguardo fisso all'obiettivo e cardiofrequenzimetro morale.
non deve superare i 120 B.P.M, o si confondono sogno e realtà.
gaia