ERO LA STAR



















Sono sempre stata una bambina precoce. precoce nel parlare, nello scrivere. precoce nella scuola (in seconda elementare a cinque anni) e nello sport (campionessa di volano indoor - cioè tra le mura di casa mia - a nemmeno 4 anni). quand'ero alta più o meno come uno scaldabagno delonghi mi facevano guardare paroliamo in televisione. non avevo mai dubbi. componevo parole complicatissime e ricercate con una velocità impressionante. unica pecca: non esistevano. però io non vacillavo, anzi. le urlavo a tutti i presenti e segnavo dieci punti per me sul pallottoliere (chissà dov'è finito...era di legno rosso con gli uccellini colorati). ricordo che una volta mia zia mi disse, indicando la O maiuscola: che cos'è quella, gaia? e io, impettita e beffarda, senza la minima esitazione risposi: Biscotto.
un genio.
in realtà non vedo perchè dovrebbe fregarvi qualcosa di cosa facevo da piccola, ma ho pensato che dato che non sono mai cresciuta fosse un modo carino di parlarvi di me con altri occhi.
ad esempio non sapete che sono nata per stare su un palcoscenico. sono stata la protagonista di tutte le recite scolastiche di questa terra. quello che non sapete è che erano sempre ruoli recitati, in italiano o in dialetto bresciano (che parlato da una bimba è ridicolissimo), e sempre comici. avevo una verve umoristica impressionante, ma soprattutto se qualcuno mi toglieva il copione mi inkazzavo come una biscia. il fatto che fossi brava era un dettaglio. sarei stata la protagonista comunque, o avrei levato il velo a tutte le suore (sì. ho fatto le suore).
ma la cosa che meno sapete tra quelle che non sapete è che MAI mi veniva concesso di cantare. non ero abbastanza brava per questo ruolo. avevo una voce troppo scura e si sa che le bambine devono cantare come angeli del paradiso (a cui hanno tagliato le...va beh, mi trattengo).
lo spettacolo musicale "sogni sogni sogni" (il fatto che mi ricordi ancora il titolo è un segno grave, a detta del mio analista) della seconda elementare fu interpretato da Francesca. non da me. nonstante le mie insistenze e le innumerevoli lettere di rimostranza che scrissi alla mia suora ai tempi (una lettera: 4 ore e 12 fogli protocollo, interlinea 11 cm) furono vane. guardai la francesca (il la davanti la rende un po' pescivendola, mi piace) nascosta dietro le tende della sala-teatro facendo a pezzi un mars con le dita. ero così inkazzata che lo trasformai in energia. ricordo che mi sparì dalle mani (fusione? fissione?).
io non potevo cantare. mai. durante l'ora di disegno (in cui eccellevo) la Madre metteva delle canzoni sul giradischi. io cantavo a squarciagola TUTTE LE DUE ORE FILATE. pensavo di mettermi in mostra e che presto si sarebbe accorta del fenomeno che ero, ma l'unica cosa che succedeva era che lei alzava sempre più il volume e io sempre più la voce e lei sempre più il volume e io sempre più la voce finchè non arrivava il preside a inventarsi delle commissioni per me.
nessuno mi dava una cicca come cantante. ad anni 8 sgomitai per cantare "santa maria" alla messa di natale, ma anche quella volta mi andò buca. la prescelta stavolta era Michela, una ragazza pallida con una voce bianca senza il minimo vibrato che sembrava una pianola, quelle che si suonano soffiando in un tubo. quella è stata la prima messa in cui ho peccato (d'odio).
e insomma così. la star delle recite ero io. i genitori morivano dal ridere e mi venivano a fare i complimenti. ero capace di imparare in un'ora un copione di 50 pagine in dialetto e non dimenticarmelo mai più. ero sfacciata e balorda. ma non -potevo-cantare.
credo che questa cosa si sia sedimentata dentro di me, diventando latente. negli anni poi non ci ho più pensato, ma chissà, forse è stato per quello che a 20 mi è venuta la fregola di provare.
lo dico sempre a madre vittoria, ora..."non si sogni di invitarmi a fare l'ospite che canta alla messa, eh, madre!".
un ALLELUJA sparato come il mio di adesso non lo auguro a nessuno.


gaia