SFINITA



Non lo so più, chi sono.
credo che anche se non sono capace di chiuderlo con un atto di volontà massiccia, questo blog morirà da solo. finirà in modo naturale insieme ai miei tormenti. la ragione è una soltanto: non ce la faccio più. sono stanca dell'immobilità che mi circonda, stanca di fare un lavoro per cui diventa impossibile qualunque progetto serio. per cui diventa impossibile anche solo contattare una persona. per cui conta solo la parola "botta di culo" o "raccomandazione". come si può vivere così? anche l'arte più furiosa prima o poi si spegne. anche il temperamento più forte, anche la creatività di un milione di ali.
non so più chi sono. sono sfinita. un'ombra scura su uno sfondo confuso. grido e non mi sente nessuno. anche se fosse, a che servirebbe? noi artisti siamo schiavi. schiavi e basta. miseri schiavi trattati come porci a cui infilano una mela in bocca, quando non te la mettono nel culo. passiamo la vita ad aspettare. ma si può? ed è facile dire "non mollare". è facile aggrapparsi al proprio talento, come se servisse a qualcosa. avete mai provato voi? c'è qualcuno tra di voi che può dire "si, io sono come te?". e non perchè non finisce l'università o perchè l'ha mollato la ragazza. parlo di stare-fermo-ad-aspettare. è un incubo.
i cavalli se non vengono fatti pascolare per una settimana muoiono. prima gli viene il ballo di san vito, un vizio per cui cominciano a spostare il peso da una zampa all'altra, sul posto. si chiama veramente così. dondolano in continuazione e si danneggiano le articolazioni. poi di solito addentano il legno della porta del box e insipirano aria, così che gli viene la colite. alla fine muoiono.
aspettare non è da tutti, e non è per tutti.
aspettare tutta la vita, per ancora meno.

gaia