RIFLESSIONI CONCETTUALI
Parlare di musica mi piace sempre, soprattutto dal vivo.
l'altro giorno, discutendo con una persona a tavola, pensavo che quando si chiacchiera si sviscerano le cose molto meglio di quando si è da soli, e nascono sempre spunti e considerazioni interessanti.
abbiamo parlato della differenza sostanziale, e non solo, tra una band e un artista singolo. riflettevamo sul fatto che, al di là delle diversità ovvie, essere un artista da solo è di gran lunga più impegnativo e pericoloso, perchè su di te ricade interamente la responsabilità di quello che avviene, sul palco e fuori. essere da soli significa prendere certamente tutte le critiche, certamente tutte le offese (che non mancano a nessuna persona di successo), certamente tutte le colpe. in una band invece, anche se il frontman è sicuramente il più esposto, ci possono essere situazioni in cui l'attenzione negativa si stempera, si suddivide e si distribuisce. non si può dire invece che esista lo stesso meccanismo in positivo. anzi, essere un gruppo ha spesso regalato più notorietà gloria e fama che l'essere da soli, sia alla band nella sua interezza che al suo leader.
poi abbiamo parlato dell'atteggiamento in generale, soprattutto sul palco. qui eravamo d'accordo: se sei a capo di una band puoi permetterti molto ma molto di più. sembra quasi che il cantante perda la sua identità di singolo per assorbire quella di un insieme, e questo lo rende non solo più libero, ma anche più selvaggio. quello che fa on stage lo fa legittimato dalle altre 4-5 persone che ha intorno, lo fa come "U2", come "Queen", come "Coldplay". certo, resta la sua individualità, spesso fortissima, ma acquisisce una dimensione diversa. quando sei da solo invece devi stare estremamente attento, specie all'inizio. esiste un equilibrio sottile tra quello che sei, la situazione ed il buonsenso, e ogni deviazione verrà interpretata come qualcosa che dipende da te e che ti può glorificare o sputtanare. dalla tua natura (giusta o meno), dal tuo carisma (forte o meno), dal tuo talento (grande o meno).
fossi stata una band (una e trina ;) ) mi sarei forse sentita più tranquilla da questo punto di vista. quando la gente non sa chi sei e ti vede sul palco per la prima volta non ha quasi mai la pazienza di approfondire la tua complessità, se non è quella che vede. la gente si vuole emozionare, ma più spesso "divertire" (termine che odio). l'intrattenimento è qualcosa che non sono certa di voler fare nel senso più puro del termine, e che molti artisti infatti non fanno se non nella misura dell'uso della propria voce, della propria musica e della propria emozione. credo che ognuno debba cercare e trovare lo stile più vicino alla sua persona, e questo può avvenire solo con una notevole dose d'esperienza, di errori e di aggiustamenti. saltare come un'ossessa lo potevo fare a vent'anni, ora mi sembrerebbe un'eresia. primo perchè non è il genere di musica che faccio, secondo perchè non sono così monocorde, terzo perchè ci sono cose più importanti da controllare. gli artisti che stimo di più stanno quasi fermi. camminano al massimo. hanno sempre gli occhi chiusi (come non averli quando si canta? mistero) e non sono mai eccessivi. sentono il ritmo ma non lo esasperano. mi è sempre sembrato che questo fosse l'unico modo di concentrarsi davvero su quello che si sta cantando, e che questa fosse la migliore forma di intrattenimento per un certo tipo di musica. lontanissima, ad esempio, dai Queen, che sono stati i miei idoli d'adolescenza ma erano teatralissimi e creatori di una musica splendida ma molto più estetica che sentita.
niente. volevo solo condividere questi miei pensieri con voi.
God save the Queen, anyway.
gaia