NOTTI DA INCUBO
Sono le 10,42 di un normale martedì di ottobre.
non so più dire se le 10,42 sia tardi o presto. i miei orari sono tutti sballati. mi alzo alle 7, mangio alle 12 in punto perchè poi ho sempre un milione di cose da fare, ceno alle 18,30 per non cantare alle 20 con lo stomaco pieno. ho orari da ospedale e notti agitatissime. di solito mi sveglio tutta sudata intorno alle 3 a.m. l'asta d'arte è già finita da un pezzo, non c'è un solo film interessante in tv e il contrasto del bianco sullo schermo mi dà fastido anche ad occhi chiusi. mi alzo, inciampo nel cane, che localizzo solo grazie all'odore di terra e di pigne (sì, anche a lui piacciono le pigne, come a Mr Bambù), poi nel primo gatto, poi nel secondo, poi anche nel terzo e nel quarto anche se questi due sono morti da tempo, solo per la forza dell'abitudine. mi fermo all'altezza del frigorifero senza mai aprirlo, primo perchè fa un rumore che non sopporto, secondo perchè mi sentirei come jhon travolta in qualche film in cui fa la parte del panzone ubriaco e single che la notte si strafoga di mortadella (non cercate la filmografia, me lo sono inventata, e comunque solo perchè jhon è l'unico col doppiomento). passo davanti al frigo una cosa come 5 minuti, in cui mi sovvengono tutte le cose più mostruose della terra, i pensieri più orribili e immondi, sciagure, catastrofi umane e musicali, umiliazioni mai vissute ma amplificate dall'ora tarda, dal sonno, e dal profumo di uno strano fiore tropicale che mia madre ha nel salotto e non me l'ha mai raccontata giusta. arrivata al punto in cui faccio un figlio con un albanese senza permesso di soggiorno in genere mi risveglio dalla catalessi e mi fiondo a cercare uno xanax nella ciotolina, trovando solo cartacce vuote perchè sto cercando di smettere. torno giù dalle scale trascinando i piedi e il morale e biascicando ad alta voce insulti di varia natura diretti molto spesso alle badanti straniere (senza una ragione, di notte divento padana), altre volte ai discografici (tutti e nessuno), altre alle mie unghie, o all'autunno, o ai radiohead, in ordine sparso. crollo davanti al pc, sempre acceso, che ormai ha raggiunto la temperatura di fusione ed espelle aria calda dai lati. qui divento sempre propositiva. smisto la posta (ore 3.30), faccio programmi (in excel, che cancello la mattina seguente), cerco in google oggetti che non comprerò mai sui mercati dove è ancora giorno. a volte trovo la mail di un fan o una buona notizia, e allora divento felice e torno a dormire. altre invece non succede niente e resto lì come una cogliona aspettando che la terra finisca il suo giro del cazzo. càpita che mi risvegli con la testa sulla tastiera e la mano sinistra che scrive "xxxx" in modo ritmato, ma è molto raro. in genere mi sforzo di tonrnare a letto in preda alla depressione più nera, dove il primo dei miei inutili gatti mi ri-accoglie con un MIAOOOO che sveglia tutto il resto della casa. a quel punto, regolare e puntualissima, si accende l'odiosa luce sul comodino di mio padre (è lei, la sento, maledetta, anche se sono al piano di sotto, con quel clik insopportabile), lui si alza, tuona verso il bagno facendo tremare le pareti ad ogni passo, esce, guarda il frigorifero, cerca e trova le tracce del mio passaggio (un fazzoletto di carta, una lacrima, ma soprattutto carte di xanax dappertutto), beve del succo d'arancia, scende, si affaccia alla porta della stanza, mi vede immobile che fingo di dormire contratta in uno sforzo titanico, e soddisfatto se ne va.
ora che ci penso, le 10,42 sono decisamente tardissimo.
gaia