VORREI

Sono sommersa dai guai e dalle cose da fare.
l'unica cosa che vorrei sono parole dolci di incoraggiamento, conforto, coccole amorevoli e disinteressate come caldi baci sulla fronte o sulle guance, o un dito tra i capelli mentre qualcuno mi porta una cioccolata calda. vorrei una tazza di ciobar con sopra granella di nocciole, panna montata e un marshmallow abbrustolito sulla fiamma, e una voce gentile ed intonata che mi ripeta "è tutto ok, tu sei il massimo, ce la farai". vorrei smettere di farmi domande, vorrei volermi finalmente un po' di bene indipendentemente dai miei risultati. vorrei non essere toccata se dico "no", e vorrei che mi si toccasse se non dico nulla. vorrei sapere come fa mia madre a svegliarsi ogni santo giorno di buon umore, anche quando piove, il tempo fa schifo, si hanno sessant'anni e bisogna andare al supermercato. come fa a ridere in quel modo meraviglioso e trillare "buongiorno gaia! sorridere sorridere oggi! pesci: ottime novità sul fronte del lavoro, siate ottimisti!", e subito dopo andare a sistemare i tre grappoli d'uva nera che fa crescere sul terrazzo e che quando la vedono arrivare sorridono. vorrei accettare le cose più scure di me, quelle marce e burrascose e vorrei che questa non fosse solo un'accettazione poetica, del tipo "le accetto perchè fanno così Baudelaire...perchè sono così artista maledetto". vorrei imparare ad amarle come umane debolezze, e non cercare sempre in ogni modo di sentirmi perfetta. vorrei ascoltare una storia interessante da una persona che ha fallito nel suo più grande progetto, ma solo per sapere come è sopravvissuta, per sapere che c'è speranza sempre, oltre ogni avversità. vorrei tornare a divertirmi come una volta, vorrei qualcuno che mi dicesse "io ti ho capito sai? io lo so cosa provi. io lo vedo chi sei. anche il minotauro. e mi piace". vorrei un terrazzino tutto mio con il glicine e un servizio da the in porcellana e poter liberare la testa il tempo della lettura di un libro. vorrei guardarmi allo specchio e dire "it's just me", e non, sempre più spesso, "who's it gonna be today, damned bitch?" vorrei che fosse ancora aperta la pasticceria dell'Agitata, un minuscolo anfratto scavato nella roccia proprio sotto il castello storico, con il pavimento di cotto e una vera colonna capitolina nel mezzo protetta da una grata e illuminata da una luce blu che da piccola mi faceva impazzire. l'Agitata faceva le pizzette più buone di tutta la città e ci si andava ogni domenica a bere vino bianco per i grandi e succo di pomodoro per noi piccoli. vorrei tornare lì e guardare i giganteschi vasi di vetro sul bancone, tantissimi in bella vista, pieni di confetti dai mille colori in vendita al kilo. argento, rossi, dorati. i miei preferiti. lì dentro ho pensato per la prima volta, a 6 anni, che avrei voluto cantare nella vita, perchè sentivo la musica lirica che andava ad alto volume nella saletta e accompagnava i pochi ospiti che ci stavano nelle loro consumazioni. vorrei una persona che riuscisse a farmi piangere solo prendendomi il viso tra le mani, sarebbe immensamente liberatorio. vorrei andare a letto spettinata e risvegliarmi in ordine, vorrei non dover chiedere scusa per cose che non dipendono da me.
vorrei capire perchè mio padre non mi ha mai detto "brava", e anche perchè in questo preciso istante non me ne frega un cazzo.

gaia