ING.
Stavo frugando in un cassetto alla ricerca di un documento quando ho ritrovato lei.
la mia calcolatrice dell'università.
seppellita sotto strati e strati di cianfrusaglie, nera come il carbone, dal design severissimo e senza fronzoli. un rettangolo. peso specifico del plutonio. pesantissima ma ultra sottile. vecchissimo modello...chissà se le fanno più. dio, quanti ricordi. era ultrascientifica ma minimal. ogni tastino aveva 5 funzioni. le indicazioni sopra sono tutte consumate a furia di pigiare. un tempo le sapevo a memoria, non mi serviva guardare. digitavo e digitavo mentre preparavo gli esami, e aprivo milioni di parentesi graffe quadre tonde e dentro ci infilavo di tutto. usciva sempre un numero con la virgola e milioni di decimali.
la mia calcolatrice rappresenta una parte di me che è sepolta da almeno due anni. è una parte di me che non è morta, è solamente stata prevaricata da quella che amo di più. però c'è. al tatto la riconoscerei dovunque. era la prima cosa che trovavo quando cercavo nella borsa, e si sa che le borse inghiottono ogni cosa confondendola e rendendola simile a tutte le altre cose che contengono, in modo che quando infili la mano senza guardare tu non riconosca nulla di quello che tocchi. lei la sentivi subito. freddissima. pulita. sul fondo. adagiata come una pietra nel mare.
quando serviva era lì.
"dov'è la calcolatrice!", gridavo al Fisi mentre preparavamo impianti. e lei mi aspettava, composta, nella valigetta. sul fondo, ovviamente. il Fisi non mi aspettava, lui era sempre lì a schiacciare sulla sua che era più grande ma più pacchiana e con i tasti più molli. chissà che conti faceva, duravano molto più a lungo dei miei ma alla fine erano giusti (quasi sempre. diciamo sempre, tranne che agli esami ;) )
quanto tempo. quante fatiche. com'eravamo piccoli e soprattutto affaticati. avevamo una testa velocissima e un miscuglio strano di nozioni che affioravano quando meno te l'aspettavi. ingegneria è così. imprevedibile. come me che ho preparato analisi uno in tre settimane pssando le sere a pattinare con i rollerblade sul ciglio di viale venezia, per scaricare la tensione (che sfigata, mamma mia...non fatemici pensare), ma che ho odiato elettrotecnica come si può odiare solo l'assassino di tua madre. come quelli che sapevano tutto di fisica due, ma proprio tutto tutto, e poi venivano canati all'orale perchè la domanda era: "signor XX, vediamo...mi dica cosa succede se butto una pallina da ping pong in un acquario su un treno in movimento dentro un liquido viscoso". ma che cazzo ne so!non lo so! so tutti i teoremi porca puttana! so 800 pagine di dimostrazioni ragionate, so tutti i nessi causa effetto, so tutti i problemi del libro, so cos'è successo dalla prima ameba alle torri gemelle, ma la palla da ping pong nell'acquario no cazzo! no!
che bei momenti. era bellissimo andare a ricevimento dai professori con tutti i tuoi dubbi esistenziali sull'ottica applicata o sul condizionamento dei locali industriali, e vederli sudare sotto le tue domande e poi dirti con un pallore mortale sul volto, anzichè risponderti: "ehm...ma signorina, no...questo nell'esame non lo metto!"
che bello era non seguire un tubo e poi un mese prima dell'appello fotocopiare il mondo degli appunti alla copisteria snoopy e iniziare un lavoro di collage che nemmeno il codice da vinci, per capirci qualcosa. erano tutte robe aliene senza mai una frase in italiano tranne cose random collegate da frecce come "coseno di x----> vedi prima" - "per teor. Nyquist" - "cfr. seconda lezione" -"x78^3radice 2**ççç°°### non so non sono sicuro" :-/ .
che bello.
se eri creativo però venivi premiato. inutile. è sempre così. ricordo un esame, ma non mi sovviene il titolo. insomma, sapevo rispondere a tutte le domande tranne una. era un problema su cui mi ero scervellata per una settimana a casa cercando appunti introvabili, chiedendo colloqui mai concessi (la mia fama mi precedeva), collegando libri incoerenti tra di loro. vedendolo lì mi ero così inkazzata che anzichè lasciare in bianco avevo scritto un tema. si. un tema che parlava di quanto fossi indignata di trovare lì quel problema dopo che ogni bibliografia era sparita dalla faccia della terra, dopo 2 mail al professore senza risposta, dopo due colloqui mai concessi, dopo peregrinazioni interminabili tra le biblioteche. e bla bla bla e bla, e bla bla bla e bla. mi firmai pure. "Gaia".
presi 30.
eh, sì.
poi si chiedono perchè gli ingegneri non hanno i capelli (ora sapete che porto la parrucca).
gaia