DIGNITà
"Andare dai discografici" è la prossima cosa che devo fare adesso.
ed, per me, la più difficile.
la ragione è semplice, assurda e banale. ho un concetto di dignità altissimo, al punto che talvolta si storpia e si deforma. un orgoglio parossistico, in parte genetico, in parte per educazione, in parte boh, forse per quello che ho mangiato da bambina. fatto sta che per me costituisce una caduta d'orgoglio anche cercare per prima qualcuno, o qualcosa, anche quando non ci sarebbe nulla di male nel farlo. a volte è caduta d'orgoglio persino rispondere ad un invito o ad un'attenzione in modo troppo incauto. sono matta? si sapeva. questo concetto tutto personale di dignità è però così fortemente radicato dentro di me che l'ho persino disegnato, una volta. non benissimo, ma l'ho disegnato. è in galleria. ci avevo messo 3 minuti. matita su carta. le 4 cose fondamentali che vedevo in questa figura d'immensa eleganza erano collo lungo, mento alto, portamento, e un monile sul capo.
sto divagando.
quello che voglio dire è che propormi io per prima mi costa un prezzo altissimo. che è quello, appunto, dell'andare contro questa mia strana natura altezzosa (che poi alla fine è un misto di insicurezza ed arroganza, a ben guardare). come si fa? non lo so proprio. in tutti questi anni non ho mai cercato nessuno per prima. discografici, produttori, giornalisti, aiuti. piuttosto la morte. tutto quello che ho avuto, e anche nel passato è stato tanto, molto prima di one, l'ho avuto nonostante il mio orgoglio assassino. mi dovevano scovare, trovare, contattare. e anche allora restavo sospettosa... "ok, ci vediamo domani, però guarda che se cambi idea non c'è nessunissimo problema, eh, fai così se cambi idea mandami un sms, non c'è nemmeno bisogno che richiami, va bene?, anzi facciamo una cosa, facciamo che non vengo addirittura ok così ti risparmio il casino". questo, un po' all'estremo, era quello che dicevo in genere alle persone che mi contattavno per discutere del mio talento e dei suoi possibili sviluppi. per questo ridevo quando proprio qui, su questo blog, un'anonima senza palle mi accusava di aver pagato per comprarmi il contratto con la sony. quanto era distante dal vero...io, che non entro se non sono abbondantemente invitata, e sono sempre comunque sul punto di andarmene (non si sa mai).
quindi?
gli esercizi di training autogeno non servono. la concentrazione nemmeno. l'unica cosa che mi sostiene è tenere gli occhi fissi sull'obiettivo. devo pensare a quello. però cazzo...io che chiedo un appuntamento...io che varco la porta col mio disco in mano da perfetta sconosciuta che sta venendo a chiedere tempo. è un pensiero orribile. mi sarebbe d'immenso aiuto anche solo un fatto: che avessero prima il cd di me, tra le mani. che la mia fama mi precedesse, insomma. almeno mi riceverebbero già con la faccia adatta all'occasione, dopo aver ascoltato, e io non mi dovrei fermare nemmeno un secondo più del necessario, se intuissi che non tira aria buona.
fankulo.
ora esco.
non ho più voglia di pensare.
gaia