ORE 19.00, DAL NAUTILUS

Qui è il capitano Nemo.
Con questa sono quasi dieci ore che sono qui ad ascoltare per la 324131424152342esima volta i miei pezzi.
non ho più parole per esprimere quanto cazzo li odio.
l'ingegnere mi ha fatto i complimenti per l'album, e io da subito ho avuto la certezza che scherzasse. devo proprio essere al limite della sopportazione.
assistere a un mastering è qualcosa di incredibile. al di là del risultato è proprio la velocità delle mosse del tenico che ha del pazzesco, dell'alieno. gira -schiaccia- tocca -ruota -scatta una quantità di leve- pulsanti- tasti -frecce al secondo che non ci si crede, e senza quasi pausa in mezzo. c'è da chiedersi cosa cazzo senta di diverso tra una cosa e l'altra, dato che intercorrono si e no 45 millisecondi, e che in quell'arco di tempo io non riesco nemmeno a valutare lo stato delle mie unghie (che oggi è penoso, vista l'ansia che mi attanaglia). l'ho fissato per una cosa come 3 ore, basita. sembrava una danza woodoo, una specie di balletto strano, un gioco di velocità per gente come rain man. forse stava solo chiedendo aiuto a qualcuno in codice morse.
ho una grande stima per queste persone. io non ce la farei mai. ci vuole non solo un orecchio eccezionale, pazzesco, ma anche una grande dose di determinazione. bisogna avere fiducia cieca in quello che si sente e nelle proprie scelte. indecisa come sono io ci metterei tre settimane per fare il mastering di una strofa, e poi la getterei nel cesso.
ancora non riesco a capire come suona il disco, spero bene, quando lo ascolterò, domani, in milleottocentoottanta stereo mobili e non.
se penso che è questa la roba che porterò in giro in una eventuale tournee, mi sento male.

gaia

ps. prima, affacciandomi dalla mia finestrella, mi è parso di vedere un turbinio di farfalle che prendevano il volo. solo dopo mi sono accorta che non erano farfalle, ma i miei ultimi soldi.