FOTO, SCELTE E SILENZIO

Silenzio.
fate silenzio.
voglio sentire soltanto il rumore che fa l'aria quando resta immobile senza riuscirci. tutto un equilibrio in movimento. quel sibilo lontano che il tuo orecchio sente senza ascoltarlo mai davvero.
ho bisogno di un po' di silenzio.
un silenzio azzurro e benefico al sapore di menta, su cui sdraiarmi con in mano il libro di fotografie su cui sto lavorando. ho in mente di pubblicarlo. a destra le foto fatte da giulia, a sinistra il mio titolo e la mia fantasia. a volte un racconto, una poesia, altre una descrizione di quello che ci vedo dentro. ho in mano il raccoglitore che le ho regalato per il suo compleanno, un raccoglitore bellissimo di pelle color carne con una foglia in rilevo dello stesso colore. è spesso e pesantissimo, sembra una bibbia. è di classe, lucido, magnifico al tatto. brilla sotto certe luci ma in generale è opaco e discreto. è pieno per più della sua metà, le altre verranno aggiunte dopo. guardo le foto nei loro sgargianti colori, devo trovare l'ispirazione. non ho ancora scritto niente, ed è da ieri che ci penso.
tutto sta nel trovare un po' di silenzio.
forse nessuno ce lo pubblicherà mai. io lo vedo già nella mia testa. un libro grande con le pagine lucide e larghe e una copertina morbida. magari, vicino ad ogni foto, l'indicazione della canzone consigliata per gustarla appieno, insieme alle parole scritte accanto. forse anche un cibo, semplice e non elaborato, che abbia un sapore in grado di riassumerne il significato. un' esperienza sensoriale, anche se incompleta, senza tatto, senza olfatto.
lo immagino curato e raffinato, anche nei contenuti.
ce l'ho qui, in un angolo del mio cervello. se potessi ve lo disegnerei. una cosa come quella dell'immagine, su cui potete cliccare.
poi mi chiedo se mai qualcuno lo comprerebbe, un libro così.
forse qualcuno sì, ma magari non abbastanza gente per coprire le spese della sua pubblicazione. qualcuno magari dalla sensibilità spiccata, qualche introspettivo, qualche appassionato, qualche filosofo mancato, qualcuno con una dose spinta di empatia verso le cose.
difficile.
ricordo che una volta una persona disse che era stupita che andassi al festivalbar, e che secondo lei mi stavo bruciando. sosteneva che mi aveva sempre visto come una persona di nicchia, e che la massa non avrebbe avuto gli strumenti per comprendere il mio significato. diceva che la mia arte sarebbe stata sciupata e che lei non condivideva la mia scelta, che si sarebbe aspettata un "no" a qualunque cosa che fosse così "da grandi numeri". diceva che inserita in quel mondo in quel modo, nessuno avrebbe visto la parte che conta di me, e nessuno mi avrebbe capita. forse aveva ragione, ma come potevo ascoltarla? chi avrebbe sprecato un'occasione così, per quanto ingannevole fosse?
a volte si deve scegliere.
càpita che si scelga male.
gaia