QUELLO CHE C'è "DENTRO"



La prima volta che ho guardato questo film ho visto il mondo in biancoenero per tre giorni.
era come se le cose avessero perso qualunqe frequenza ottica appartenente al colore. come se l'avessero sudata via velocemente sotto una pioggia torrenziale, restando lo scheletro slavato di quello che erano. il bozzetto. l'essenziale tratto grigio di matita che le faceva stare in piedi prima che i fronzoli le ricoprissero come strati di cipolla.
ho trovato dolce l'idea che sta alla base della storia, mediocre la trama, ma assolutamente sublime la sua realizzazione. il rendering, le sfumature, le atmosfere che solo tim burton sa evocare attraverso quella poltiglia misteriosa che dev'essere la sua anima scura, fatta di ricordi bui, di medioevo, di pensieri di morte e di cose perdute, ma anche di flebile speranza, di pacati ritorni, di malinconia per la vita che sempre e comunque appassisce ma sempre e comunque ritorna.
lui sa disegnare perfettamente le emozioni lunari, che sono quelle che ho più spesso io la sera. sono l'esatto opposto dei miei giorni di sole e la formina perfetta che riempie il buco del mio cuore quando la notte sospiro senza dormire. non so dire se è a stella, o a fulmine, o a rosa canina, ma ci entra senza nemmeno un attrito.
guardatela.
bella. e morta. esile e sottile come un giunco mi ricorda mia madre al suo matrimonio, come la conosco dalle foto. una bellissima donna molto magra, molto fragile, molto molto leggera. una vita così piccola che bastava mezzo avambraccio a cingerla tutta, movenze aggraziate, un vestito bianco semplicissimo cucito dalla nonna che le scivolava addosso senza nessuna deviazione. aveva il mascara anche sotto gli occhi, come andava una volta. non so perchè mi ricorda tanto la mamma com'era. è una cosa dolce.
le tinte di queste immagini sono superbe. potrei perdercimi dentro per ore. e in questi colori assorti sta la poesia e lo struggimento di un amore impossibile che si racconta, più che nella storia, nelle scenografie. nei tendaggi decandenti, nelle notti sepolcrali, nelle gote che non riescono più ad arrossire per la passione.
sono affascinata dalla fantasia dell'essere umano.
se dentro la testa di tim burton c'è questo, chissà quali altre cose meravigliose ci sono nelle menti di altri mille milioni di persone, e probabilmente nessuno lo scoprirà mai.
se tutti avessimo il dono e l'opportunità di rendere un po' reale parte della nostra anima ci sarebbero in giro spezzoni sfolgoranti di film dispersi nell'etere, a fare interferenza con le radio, quadri fatti a polpastrello, sculture galattiche di bidoni e ceralacca, assurdi kilometrici papiri di poesie allucinate, pezzi di racconti allegri, e buffi, e terribili, e tristissimi, scritti magari su carte del formaggio svolazzanti nel vento di inizio settembre. e musica. note, canzoni, lunghissime o corte, gialle o antracite.

sarebbe un mondo fantastico, e se fossi un bambino ci girerei in bicicletta tutto il giorno con un retino da farfalle in mano, per catturare al volo più roba che posso.

gaia