IL POSTO DIPINTO



Quando qualcosa mi fa paura scappo in un posto.
è poco distante da casa, saranno al massimo 5 minuti di macchina. è proprio dietro S. Eufemia. nessuno ha mai visto niente di speciale in questo luogo, nessuno l'ha mai nemmeno notato. in effetti non è oggettivamente un granchè. gli ingredienti sono pochi: l'inizio del monte, ancora basso, smangiato per il tratto frontale dal vento e dall'erosione al punto che da davanti sembra morsicato. tanti cipressi e un po' di vegetazione rupestre bassa e scottata dal sole. il tramonto. il rumore della città. una croce blu di neon quasi sulla cima.
c'è una specie di parcheggio sempre deserto proprio in basso, in un punto in cui si può vedere bene questo lato di monte. la cosa che mi ha sempre affascinato è il fatto che pare dipinto. non so com'è, ne' perchè, ma si crea un effetto ottico per cui si ha la sensazione di guardare un acquerello sfumato. saranno i cipressi, forse, che nulla hanno a che fare con il paesaggio...o uno strano gioco di luci. la croce blu sta appena sopra un ristorante dove quand'ero piccina andavo sempre con la famiglia, di sera, a mangiare il pesce. ora è chiuso da anni. era gestito in modo confuso e caciarone da un gruppo di napoletani e aveva una veranda che dava sul buio del monte. era un posto alla buona, facevano anche le pizze, e io passavo le serate saltando da un piatto di pasta al sugo che portavo dalla bocca alle guance, a una corsa in veranda a fissare quella grande cosa luminosa azzura, a chiedermi davanti all'acquario pacchiano nella sala che cosa si prova ad essere un'aragosta che muore dentro un castello di plastica bordeaux.
tutte le volte che vado lì mi torna la voglia di lottare. resto in macchina, non scendo quasi mai. guardo e basta, a volte anche i miei occhi nello specchietto retrovisore che diventano più chiari controsole, il sole del tramonto. è stato grazie a quel posto che più d'una volta non ho smesso di fare musica, che più d'una volta non ho detto addio a una persona, che più d'una volta sono stata tollerante con la parte più schifosa di me stessa.
ci sono tante buche su quel monte. ne ho sentito parlare spesso. fòibe, si chiamano. sono nascoste nella roccia e insidiosissime. ci si cade dentro. ci si muore. ci sono morti bambini, quelli con le vene azzurre sulle tempie (non ne ho la certezza, ma così fa più paura). ci sono morti amanti, esploratori, semplici passeggiatori della domenica. ci si vola dentro mentre si cercano gli asparagi selvatici, o un cane disperso, o un pezzo del proprio cuore, e puf!, nessuno ti trova più.

non c'è quasi nessuno che capisca cosa provo per quel posto quando glielo spiego, forse perchè non c'è quasi nessuno che capisca cosa provo in generale.
è tutto uno strano fatto di buche assassine, di fantasmi di aragoste, di tramonti alla twin peaks, di alti cipressi dipinti ed una croce di neon blu.

gaia