BLOCCO CREATIVO
È tanto che non mi metto più al pc di sera per scrivere una cosa che non sia un post per il blog.
Mi manca.
Una volta lo facevo spessissimo. Scrivevo tutte le volte che mi girava, e mi girava sempre. Inventavo e raccontavo. Senza fatica. Tutto diventava naturale appena aprivo il foglio bianco e appoggiavo le dita sulla tastiera.
Ora è sempre più difficile. Ho così tante cose per la testa che mi sento come prosciugata. Non mi vengono nemmeno più le mie pagine brevi, metaforiche e deliranti. È accaduto che sono finita dentro un fiume in secca.
Se fossi una scrittrice non dovrei avere alcun pensiero di ordine pratico. Me ne starei chiusa in un grosso appartamento in una gigantesca città, ben arredato, con ottimo cibo e buon vino nel frigorifero. Niente case in campagna…adoro la natura ma per poco. sarei perduta lontano dalla civiltà troppo a lungo. Vorrei avere una clinica privata proprio sotto casa, in modo da poter fare la spesa di esami ed esamucoli vari a mio piacimento tutte le volte che mi prende lo schizzo. Uno scrittore è sempre un po’ visionario/matto/ipocondriaco/ossessivo. È pieno di piccoli sintomi subdoli che diventano giganteschi ogni volta che scrive troppo poco o troppo bene. La clinica privata è d’obbligo.
Poi vorrei un ristorante cinese e uno giapponese distante non più di due isolati a piedi. Ondeggio tra queste due voglie come un’onda sinusoidale almeno 10 volte al mese. Chissà poi perché. Dovrebbero essere vicini a casa ma non attaccati, perché è bellissimo uscire di sera con il fresco estivo oppure il pungente freddo dell’inverno e godersi l’attesa di una cena etnica, fosse anche da asporto. Quei 4 passi che preparano lingua e palato.
Vorrei un solo amico ma buonissimo in tutta la città. Troppi sono impegnativi…ci sarebbero feste, ritrovi, serate cinema e horror, e insomma uno scrittore non ha tempo per queste occasioni mondane, anzi, gettato nella mischia uno scrittore cade sempre vittima di un blocco creativo. No, uno è più che sufficiente…magari gay. Si, un bell’amico, di quelli super intelligenti super simpatici super discreti super informati per cui tu sei la donna più incredibile del mondo tesoro e lo pensano davvero. Quelli che ti fanno compagnia per un bicchiere di brandy, che sanno farti il massaggio riflessogeno plantare quando sei esausta, quelli che invidiano la tua arcata sopraccigliare ma non cercano di ucciderti per questo.
Mi vedo a new york, soprattutto. Investita da innumerevoli sacchetti di plastica attaccati a persone quando esco per un caffè da starbucks alle 5 del mattino.
Sarei una scrittrice divertita.
Durante il mio stage post master ero talmente infelice che non riuscivo più nemmeno ad articolare due frasi di senso compiuto che non fossero intrise di logica. Ricordo che una mattina, nascosta dietro un paio di occhialoni scuri alla scrivania per camuffare la mia disperazione, aprii un foglio word in pausa pranzo decisa a riappropriarmi della mia vena creativa. La musica era quasi un ricordo, allora…quasi morta. Beh, lo aprii, appoggiai il mio misero panino integrale “tonno e pomodoro senza maionese no olio gli tolga il grasso ah non l’ho chiesto col prosciutto? allora no” , e dopo 14 minuti scrissi:
Se immagino l’ amore, lo immagino azzurro.
Azzurro, inconsueto e non atteso, come poche briciole di pane negli occhi.
Va bene anche un po’ molesto, ma che si faccia notare.
L’ amore, il mio, deve saper stupire.
Essere brillante e sberluccicoso nelle giornate grigie e sottotono quando io urlo sul divano.
In mezzo a un grande mazzo di rose rosse deve essere un girasole stonato, e se tutto profuma di calendula lui deve fare il geranio.
Non sempre, però, se immagino l’ amore lo immagino all’ estremo.
Mi piacerebbe che a volte fosse così naturale da essere comune, nei giorni in cui non riconosci nemmeno te stessa.
E col suo gusto notissimo riportarti a casa, o costruirtene una intorno di panni colorati e sedie, se mai l’ hai persa in viaggio.
Se immagino l’ amore lo immagino azzurro, a rischio e sconsigliato come un tragitto tibetano.
Un viottolo che ti svela paesaggi maestosi, ma sempre con l’ ansia di ruzzolare giù.
Immagino troppo, male o troppo poco?
Non so. Ma non è facile trovare amori azzurri.
Quattro giorni dopo mi sono licenziata.
gaia