UN LIBRO

Saranno almeno 10 anni che penso di scrivere un libro. ma non l'ho mai fatto. in realtà scrivo, scrivo, scrivo, per lo più racconti, o deliri, o cose suggerite da quello che vedo, se mi colpisce e mi affonda. ma un libro...dio, sarebbe bellissimo, ma mi sembra così impegnativo, e lungo, e io non ho pazienza. per un libro devi avere una trama e stendere un canovaccio, il che significa non essere più liberi. devi stare attento all'equilibrio delle parti, all'armonia dell'intreccio. anche se magari sarebbe un libro per lo più leggiadro e sognante, non di certo un giallo, dovrebbe avere un senso davvero forte e non soltanto immagini evocative. un libro deve lasciare qualcosa, esattamente come poche righe...ma è una sfida sulla lunghezza, e non è la prima volta che dico di essere un soggetto da scatto.
la cosa pazzesca è che ho ameno 6 inizi di lirbo già pronti. e senza avere la minima idea della storia. scrivo inizi esattamente come scrivo racconti, post e canzoni: d'impulso. inizio senza sapere mai dove andrò a finire, e il titolo lo metto sempre dopo.
tra tutti questi inizi messi lì a decantare, nemmeno fossero botti di vino che aspetta di diventare pregiato, ce n'è uno in particolare che guardo ancora con sospetto. qualcosa mi dice che può essere la cosa giusta, qualcos' altro che non è ancora il momento di prenderlo in mano. in effetti, fermarsi troppo a pensare significa che ancora non c'è nulla di importante da dire.
allora, meglio aspettare.
questo inizio l'ho scritto due mesi fa, in una sera di pioggia in cui non sapevo bene cosa fare. fa parte di tutte quelle cose che ho dentro il cassetto immaginario dle mio comodino, ancora in attesa di essere tirate fuori per diventare vive.

PROLOGO
questa è la storia di un vecchio.
un vecchio troppo vecchio per sperare di essere ancora amato, ma non abbastanza da poter rinunciare ad amare.
un vecchio in bilico sul filo del tempo che passa, nell'esatto punto di mezzo.
provo una tenerezza infinita per quest'uomo.
a volte piango.
non c'è da stupirsi, in fondo: quel vecchio sono io.
il mio colore preferito è il pesca, anche se so che non è molto maschile da dire. il color pesca ha almeno 4 sfumature insieme. sarà per questo che mi abbaglia. la prima volta che lo vidi stava sul seno di bianco di Francesca, e aveva la forma di minuscoli ricci di stoffa che sembravano uscire dalla sua pelle. da allora decisi che il color pesca era il migliore colore del mondo.
non sono mai stato un uomo particolarmente bello, ma tutti mi dicevano che sapevo come si parla ad una donna. vorrei ricordarmi come si fa, proprio ora che ne avrei così tanto bisogno. proprio ora che vorrei sapere.
la luce che preferisco è quella del mattino. mi piace l'odore del pane e i miei piedi sono grandi. non sono un poeta ma potrei diventarlo senza sforzo. non so suonare nessuno strumento, ma ho mani bellissime.
sono vecchio.
lo so perchè ho la pelata e i capelli stanno tentando la fuga. non digerisco bene e cammino come un pinguino sui trampoli. ho gli occhi acquosi e non riesco più a leggere il giornale senza l'aiuto degli occhiali. ricordo facce ma non nomi e la città va troppo forte per me.
quando piango mi manca il respiro.
sì.
sono un vecchio che piange.
non so cosa vi possa interessare di tutto questo, dal momento che sono morto.
però solo ora che sono morto so dare un nome a moltissime cose.
è successo così, in fretta, un dolce pomeriggio d'aprile, sdraiato su una collina toscana con una spiga in bocca, un istante dopo aver finalmente capito tutto.
l'ultima cosa che ricordo è un papavero nel sole.


gaia