SERE NERE




Maledette sere come questa.
sere nere, ma non alla tiziano ferro. alla tiromancino, se mai.
sere in cui mi chiedo cosa sto diventando, chi sono. dove voglio andare. cosa sto facendo.
sono confusa ed appesa. mi conosco perfettamente e per nulla. so quanto valgo, e spendo ogni secondo a domandarmelo. passo da una passione all'altra, da una rottura all'altra. 10 minuti incantata ad osservare le opere di giuseppe chiari, uno di quei geni incredibili del mix figurativo. abilissimo nel mescolare colori, lettere, rilievi, spatolate di materia, chitarre e violini veri inzaccherati di vernice, carta di giornale, fotografie in trasparenza. sembra un andy warhol ma più avanti e molto più visionario. poi 15 minuti al pianoforte, odiato pianforte da studio, di quelli di bassissima lega, a muro, di un color cacca di piccione migrato in africa e fatto a pezzi dal caldo di quei posti. piccione sfigato. 15 minuti lì a inventare una canzone che fa schifo, perchè tutto quello che scrivo al piano fa schifo. sembra una pozzanghera torbida di vecchierie e anche quando sporco la voce non arriva mai il vento del rock. lascio il pianoforte a chi lo sa suonare. 13 minuti a pensare che vorrei disegnare come giorgio moiso, e qui non vi spiego chi è perchè non ne sarei capace. è tutto un equilibrio sopra la follia, direbbe vasco. io lo capisco perchè un po' matta sono, ma veramente, farlo prsente a voi va oltre le mie energie di adesso. un caffè, un cioccolatino al caffè, un chicco tostato di caffè, tanto non dormo comunque. 22 minuti a lavorare sulla grafica del mio cd, senza nemmeno troppa convinzione perchè l'entusiasmo arriva la mattina e ormai il grosso l'ho fatto. lo stimolo scema.
sere passate a fare un po' di tutto, per capire dove voglio arrivare, per far succedere qualcosa. egocentrica, inquieta anima del cazzo...dove mi porterai? solo facendo si può far succedere qualcosa, questo l'ho imparato.
so quanto valgo. a quest'ora non dovrei essere qui ma molto più su (muori falsa modestia). così mulinello e faccio pochino di tutto nella speranza che prima o poi il mondo si accorga di me e io trovi la mia strada. ho xx anni e anzichè prepararmi per andare al lavoro scrivo poesie e racconti e li mando a concorsi e concorsini di città e paeselli dai nomi di carta da vino. robetta in cui si vince una medaglietta d'oro, un attestato, quando ti va bene un buono di 200 euro da spendere in segnalibri. scrivo, imbusto, francobollo e mando. stampo e ristampo nel mio minuscolo laboratorio notturno, col profumo di inchiostro e il rumore dello scanner che va lento. faccio un nuovo quadro, scrivo un nuovo pezzo. mi esalto e penso che vincerò tutto, un secondo prima di esser certa che arriverò penultima.
dove voglio andare? cosa sto facendo? quanti anni ho, e soprattutto quanto ancora dovrò aspettare? ma soprattutto, aspettare chi? e come lo riconoscerò?
il mio cuore è un budino alle more che sta perdendo sapore.
forse sto impazzendo come quel vecchio poeta che ho conosciuto due anni fa quando vivevo a milano in zona brera. l'ho conosciuto una sera di marzo camminando per i vialetti ciottolati in un fottio di luci e cartomanti. scriveva poesie con le segnaletiche stradali e aveva fatto un libricino di pensieri che mi ha regalato.
bianco, scritte nere.
la ricordo ancora, quella poesia.

"acquitrino di botte
Super Punto
mano retorica"

un genio, o un fuori di cranio.
credo sia morto.

gaia