PSYCHE (APRIMI)
Ti prego dio fammi sudare fuori tutta questa tensione acerba e dall' odore acre di petrolio bruciato.
fammi scrivere ancora come un tempo....liberami il cervello, aprimi i pori dell' anima e della pelle. solo per stavolta ancora...
fammi scrivere ancora come un tempo....liberami il cervello, aprimi i pori dell' anima e della pelle. solo per stavolta ancora...
sto esplodendo.
devo ritrovare le mie priorità. devo tornare a guardare il vero obiettivo. devo dimenticare tutto quello che mi ha calpestato e stropicciato in questi giorni. devo diventare Achille che unto e coraggioso ammazza i suoi nemici attraversandoli con una lancia. o Icaro che si illude di arivare al sole con un paio d' ali tenute insieme dal miele.
parla gaia. parla cazzo. come una volta...
ascoltavo psyche in macchina poco fa.
pensavo che il ponte va cambiato e che ci devo mettere una seconda voce parlata perchè cosi non fa a brandelli il cuore. non come vorrei.
andavo verso il lago, sembravo una specie di proiettile senza direzione con un' espressione triste che sembrava salvia e rosmarino, quelle piante aromatiche che crescono nei retri dei giardini vicino a gradini di pietra o piccoli presepi di roccia. chissà perchè le ho sempre associate a qualcosa di malinconico, di crepuscolare...e il loro profumo selvatico, muschiato e insieme piccante a volte mi si dipinge in viso.
è capitato stasera. ho preso la macchina e ho girato per due ore buone, ascoltando pezzi di pezzi di pezzi di cd, cioè roba ancora non montata, non missata, non compiuta.
non stavo davvero attenta a quello che ascoltavo. stasera no. ero concentrata su tre cose. una era la luce rassicurante che fa il quadro del maggiolone. mi piace da matti di notte...azzurrina e blu , mi fa sentire una viaggiatrice solitaria alla ricerca di un genitore mai conosciuto come in certi film americani. la seconda erano le cave di marmo che costeggiano la tangenziale, illuminate poco e male nella notte. ci sono ingressi che sembrano letterlamente la porta dell inferno, visti da giù. buchi enormi e fondissimi con fuori un camion dalle luci spente e dal carico abbandonato. la terza era la mia vita in generale.
quest' ultima stasera aveva lo stesso spessore delle prime due.
non valeva sostanzialmente un cazzo.
ero una donna senza faccia dai contorni sbiaditi in un contesto di merda, come nella foto.
qualcuno, qualche giorno fa, in una mail, mi ha scritto di smetterla di definirmi artista perchè gli artisti sono tutti morti.
qualche giorno fa mi ero inkazzata.
stasera invece ho pensato che allora mi sarebbe piaciuto conoscerne qualcuno per vedere con che velocità mangia, se ride mentre si fa il bidet e che tipologia di mani ha.
appena è partita psyche sul lettore ho pensato a quanto è difficile riconoscersi sempre man mano che il tempo passa.
si cambia. a volte certe dinamiche che credevi facessero parte di te da una vita smettono di appartenerti.
psyche parla dell' incontro delle mie due metà, quella ordinaria e quella sconvolta. un incontro doloroso e senza nessun risultato che non sia ulteriore confusione. la mia psyche sconvolta è così fragile e zuccherina che sembra una mela caramellata presa a morsi da ogni tipo di passante. è vestita in modo disordinato e variopinto, è eccitata ma molto sospettosa. ha qualcosa dei matti di cui canta cristicchi ma è molto permalosa. ha una treccia lunga fino ai piedi che si rifà 20 volte al giorno, e nonostante questo non è mai ordinata. è truccata molto e male, ma gli occhi sono profondi e pieni di kajal nero a delinearli. è intelligente e musicale, ma del tutto incoerente. ha poca memoria. parecchia sessualità. è capace di molto amore, ma solo se presa da lontano.
la mia psyche ordinaria invece è rigida come carton gesso. ha solo i toni del grigio e non mi è mai interessata ma c'è. è precisa come una chiusura lampo, brava nei conti ma sentimentalmente distratta. è egoista, poco incline all'accordo e assolutamente convincente. non ha mai amato nessuno e non se n' è mai accorta.
ecco, vedi.
tutto sto delirio in una sola canzone, di cui probabilmente arriverà solo un testo troppo scarno ed una voce molto urlata. ben poco per un messaggio complesso.
mi sarebbe piaciuto essere un cantautore, come de andrè, di quelli che avevano a disposizione tutto il tempo e lo spazio del mondo dentro una canzone per raccontare con pazienza e dovizia storie complesse e affascinanti. senza fretta. senza intro, ritornello, special, strofa. musica al servizio del messaggio, per una volta.
la tensione che avevo dentro ora sa di naftalina e scoreggia, ma è già un passo avanti.
sta cambiando.
gaia
devo ritrovare le mie priorità. devo tornare a guardare il vero obiettivo. devo dimenticare tutto quello che mi ha calpestato e stropicciato in questi giorni. devo diventare Achille che unto e coraggioso ammazza i suoi nemici attraversandoli con una lancia. o Icaro che si illude di arivare al sole con un paio d' ali tenute insieme dal miele.
parla gaia. parla cazzo. come una volta...
ascoltavo psyche in macchina poco fa.
pensavo che il ponte va cambiato e che ci devo mettere una seconda voce parlata perchè cosi non fa a brandelli il cuore. non come vorrei.
andavo verso il lago, sembravo una specie di proiettile senza direzione con un' espressione triste che sembrava salvia e rosmarino, quelle piante aromatiche che crescono nei retri dei giardini vicino a gradini di pietra o piccoli presepi di roccia. chissà perchè le ho sempre associate a qualcosa di malinconico, di crepuscolare...e il loro profumo selvatico, muschiato e insieme piccante a volte mi si dipinge in viso.
è capitato stasera. ho preso la macchina e ho girato per due ore buone, ascoltando pezzi di pezzi di pezzi di cd, cioè roba ancora non montata, non missata, non compiuta.
non stavo davvero attenta a quello che ascoltavo. stasera no. ero concentrata su tre cose. una era la luce rassicurante che fa il quadro del maggiolone. mi piace da matti di notte...azzurrina e blu , mi fa sentire una viaggiatrice solitaria alla ricerca di un genitore mai conosciuto come in certi film americani. la seconda erano le cave di marmo che costeggiano la tangenziale, illuminate poco e male nella notte. ci sono ingressi che sembrano letterlamente la porta dell inferno, visti da giù. buchi enormi e fondissimi con fuori un camion dalle luci spente e dal carico abbandonato. la terza era la mia vita in generale.
quest' ultima stasera aveva lo stesso spessore delle prime due.
non valeva sostanzialmente un cazzo.
ero una donna senza faccia dai contorni sbiaditi in un contesto di merda, come nella foto.
qualcuno, qualche giorno fa, in una mail, mi ha scritto di smetterla di definirmi artista perchè gli artisti sono tutti morti.
qualche giorno fa mi ero inkazzata.
stasera invece ho pensato che allora mi sarebbe piaciuto conoscerne qualcuno per vedere con che velocità mangia, se ride mentre si fa il bidet e che tipologia di mani ha.
appena è partita psyche sul lettore ho pensato a quanto è difficile riconoscersi sempre man mano che il tempo passa.
si cambia. a volte certe dinamiche che credevi facessero parte di te da una vita smettono di appartenerti.
psyche parla dell' incontro delle mie due metà, quella ordinaria e quella sconvolta. un incontro doloroso e senza nessun risultato che non sia ulteriore confusione. la mia psyche sconvolta è così fragile e zuccherina che sembra una mela caramellata presa a morsi da ogni tipo di passante. è vestita in modo disordinato e variopinto, è eccitata ma molto sospettosa. ha qualcosa dei matti di cui canta cristicchi ma è molto permalosa. ha una treccia lunga fino ai piedi che si rifà 20 volte al giorno, e nonostante questo non è mai ordinata. è truccata molto e male, ma gli occhi sono profondi e pieni di kajal nero a delinearli. è intelligente e musicale, ma del tutto incoerente. ha poca memoria. parecchia sessualità. è capace di molto amore, ma solo se presa da lontano.
la mia psyche ordinaria invece è rigida come carton gesso. ha solo i toni del grigio e non mi è mai interessata ma c'è. è precisa come una chiusura lampo, brava nei conti ma sentimentalmente distratta. è egoista, poco incline all'accordo e assolutamente convincente. non ha mai amato nessuno e non se n' è mai accorta.
ecco, vedi.
tutto sto delirio in una sola canzone, di cui probabilmente arriverà solo un testo troppo scarno ed una voce molto urlata. ben poco per un messaggio complesso.
mi sarebbe piaciuto essere un cantautore, come de andrè, di quelli che avevano a disposizione tutto il tempo e lo spazio del mondo dentro una canzone per raccontare con pazienza e dovizia storie complesse e affascinanti. senza fretta. senza intro, ritornello, special, strofa. musica al servizio del messaggio, per una volta.
la tensione che avevo dentro ora sa di naftalina e scoreggia, ma è già un passo avanti.
sta cambiando.
gaia
