LA MIA PRIMA CANZONE

Tempo fa, non ricordo chi (forse stefania) mi chiese qual è stata la mia prima canzone e come è nata. Ti rispondo andesso, stefy. Scusa il ritardo, ma a volte mi capita di sedimentare i punti di domanda e riesumarli solo molto tempo dopo.
la mia prima canzone è datata 1998 e si chiamava my contraddiction. È nata sopra il letto di una casa di campagna in compagnia di un piccolo mangiacassette, qualche foglio di carta, una biro blu e moltissime belle speranze. Ah. E da un incredibile (e folle) dose di determinazione.
Avevo messo in piedi il mio primo gruppetto da nemmeno 4 giorni. Lo ricordo bene perché provavamo nella casa coloniale fatiscente in cui mio padre visse la sua infanzia e che adesso è assediata da alberi, rovi, cespugli, vigneti sterili e presenze silenziose. È la classica casa elegante ma diroccata (per inciso, le foto per il libretto del CD le farò proprio lì. Lo stile dell’album infatti è improntato alla mia natura contraddittoria e lei mi sembra perfetta. così raffinata in certi dettagli e sbracatissima in altri) con le persiane di legno, la soffitta, la cantina per il vino (che una volta si faceva in casa), la stalla, il giardino “signorile” con qualche fontanella di pietra a forma di putto angelicato che negli anni ha preso un braccio, un piede e metà della faccia (chissà poi perché la prima cosa che se ne va nelle statue è metà della faccia).
C’è persino un vecchissimo campo da tennis in cemento, su cui mio padre e i suoi amici e fratelli si sfidavano nei rigogliosi tempi di rinascita del dopoguerra, a suon di racchettine di legno e gonnelle speziate a coprire le gambe delle ragazze.
Ma dicevo. Ci eravamo installati nel salottino del piano terra, una stanza ormai spoglia senza nessun altro mobile che due sedie di rafia e una cesta piena di nuovi ragni e di riviste di cucito degli anni sessanta con duecento cartamodelli. La stanza è rimasta così per tutto il tempo della nostra permanenza, sono aumentate solo le sedie(per gli amici) e la curiosità dei fantasmi del posto. Lì abbiamo tirato le nostre prime steccate su kiss the rain e nobody’s wife, su what if god was one of us e qualcosa di Sheryl crow. Due chitarrine e una voce rozzissima.
Ho scritto la mia prima canzone dopo 3 giorni, perché già pensavamo (convinti) di poter diventare delle star. Non chiedermi perché, non lo so. So solo che non avevamo il minimo dubbio. non riuscivamo a finire una cover, ma sapevamo di poter avere successo (pazzia).
Andò che andrea fece delle prove con la chitarra, qualche giro, e quando mi sembrò che la cosa fosse cool la registrai e aggiornai la seduta. Il giorno dopo mi fiondai da sola nella casa e mi misi al lavoro. Non ci mise molto ad arrivare, ma una cosa la ricordo bene: era studiata. Al contrario di oggi, che scrivo d’istinto, sulla base delle emozioni, quella mia prima canzone fu studiata in ogni nota (chi lo sa, magari sarebbe proprio quello il successone dell’anno).
Ricordo ancora le facce di andrea ed enrico quando la provammo per la prima volta.
Erano più o meno così: :o
E non perché la cantassi bene, o fosse venuta bene, o chissà cosa, ma perché era una bella canzone, cazzo. Ed era una bella canzone scritta da una ragazzina che fino a 5 giorni prima non sapeva nemmeno di avere una gola.
L’abbiamo cantata per un sacco di mesi, da allora. Gli amici l’avevano imparata a memoria, nadia poi ci si era particolarmente appassionata e di notte durante le prove stava in un angolo illuminata da una lampadina ikea a studiare le seconde voci. Era una canzone acerba come noi, anche il testo era così unidirezionale…”and so destroy me/desert me/treat me badly/I’m the dark mark to heat” … è con il tempo che impari a comprendere ed accogliere le sfumature contraddittorie delle cose, che rendono tutto più complicato del solo bianco o del solo nero…
Su di essa poi abbiamo costruito il nostro primo repertorio. Anzi…sapete cosa mi piacerebbe fare? Farvi ascoltare il nostro primo demo, sgangheratissimo. E pezzi come on a stage, o so bad, o god in what I do.
Va beh.
Non fatemi piangere, va’.

gaia