NOTTI E GATTI NERI

Sono le 11,30 di mattina e non mi si aprono gli occhi.
non va la posta, non ho credito sul cellulare e il mio conto piange.
sono alla mia scrivania in studio, schiacciata dietro un mac in riparazione che mi fa sembrare fantozzi nel sottoscala della sua azienda, mentre cancellava scontrini con la gomma pane. ieri sera ho bevuto troppo vino bianco, e stanotte mi sono svegliata fra i sudori con il ritornello della canzone che stiamo registrando (e per cui non troviamo la direzione giusta) in testa.
non riuscivo a cacciarlo via, ed il pensiero di non averlo ancora risolto mi agitava. così mi sono seduta per un quarto d'ora vicino allo scalone che porta al piano di sotto, tutto pieno di luci natalizie, e ho schiacciato on. il tentativo era quello di lavare via la canzone con le nenie natalizie elettroniche di certi addobbi ikea. pessima idea....alla fine il mix alcool più sonno più rock più natale mi ha fatto venire da vomitare.
mi hanno detto che morire annegati nel proprio vomito è già stato usato come strategia promozionale...perciò eccomi qua, viva come sempre.
tutti i giorni venendo in studio vedo un povero micione nero schiacciato ai bordi della tangenziale. ogni volta è una sofferenza. così l'ho battezzato Gino, non so perchè, e quando passo gli lancio un bacino. probabilmente di Gino mi accorgo solo io...ma questo basta a rendere la sua presenza lì per terra meno orribile. forse.
fa strano pensare che ogni giorno che passa è un pezzo di album in più e un pezzo di Gino in meno.... e alla fine è quasi crepuscolare che il lento disfacimento di un bel gatto nero sia la clessidra che scandisce la realizzazione del mio progetto più grande.
chissà, magari nell'album ci metterò la parola "Gino" nascosta da qualche parte, appena sussurrata. una specie di rosa musicale in sua memoria.
e chi ascolterà il cd si impegnerà a trovarla, come fanno gli gnomi di babbo natale la sera della vigilia, quando nascondono nella zuppa d'avena un beneaugurante chicco d'oro.

gaia