IL MIRTILLO E LA LUNA
Oggi vi lascio un mio racconto, così smorziamo un po' i toni.
stiamo lavorando duro.
IL MIRTILLO E LA LUNA
c' era una volta un mirtillo.
ma come, direte voi.
un mirtillo?
com' è possibile che non ci fosse un re, una fanciulla, un castello, una rana col cappello?
non saprei, veramente, non saprei.
quello che so è che c' era una volta un mirtillo.
e nemmeno molto grosso.
casa sua era un posto di incredibile bellezza.
spesso i pochi , selvatici visitatori di quei luoghi, passandoci prorpio in mezzo a passo sostenuto, facevano tre passi indietro, spalancavano la bocca e sentivano gli occhi diventare umidi e bavosi dallo stupore.
e piangevano.
un boschetto pieno di piccole radure, alberi alti e bassi in un altalenarsi perfetto di misure, felci cariche di una pioggerella simile a nettare, dato che non pioveva quasi mai, e cespugli golosi costellati di timidi frutti dallo sguardo furbetto.
questo,e molto di più, era la casa del mirtillo di cui vi parlo.
quanto a lui, non si poteva dire che non fosse venuto su bene.
il colore violaceo era perlato al punto giusto, e con l' avanzare della stagione si stava riempiendo di riflessi iridsecenti.
se guardavi con attenzione era quasi trasparente, cosi che un occhio allenato poteva intuirne i semi all' interno.
mirtillo era comunque un frutto timido e dignitoso, e non amava esporrre le proprie nudità.
cosi si spingeva spesso dietro le foglie degli arbusti vicini, a godere della propria solitudine.
la cosa piu strana di lui era che era un mirtillo infelice.
rotondo come la testa della laurito, colorato come i pagliacci del circo, pieno di sole come gli animatori dei villaggi...eppure infelice.
mirtillo, infatti, voleva essere la luna.
non chiedetemi come mai perchè non saprei che risposta darvi.
molto spesso non c' è una ragione alle follie dei frutti di bosco.
fatto sta che mirtillo voleva essere la luna e, che lo capiate o meno, la cosa gli causava sofferenza.
più che se fosse stata una mora lasciata da un ribes a cui piacevano le bionde.
più che l' avesse sfigurato la zampa di un cervo di passaggio.
tutte le sere mirtillo stava con la faccia all' insù, il che, essendo tutto rotondo, accadeva senza che lo volesse.
e la ammirava.
a volte piena e paonazza in volto, a volte a spicchio, falce e martello, a volte luminosa come polvere siderale, altre cupa come un incantesimo stregonesco.
sembrava lo facesse apposta, quella stronza....a stare appesa lassù facendogli vedere quanto fosse brava a cambiare sempre forma.
grande, grandissima.
splendida, splendidissima.
persino gli umani avevano cercato in ogni modo di raggiungerla, e tanti anni fa riuscirono a piantarci sopra una bandierina colorata facendosi riprendere da mille telecamere mentre la gente piangeva.
nessuno era mai venuto per piantare una bandierina vicino a mirtillo, ne' aveva mai pianto guardandolo.
e mirtillo era scontento di sè.
un giorno decise che era ora di fare qualcosa.
aveva già un piano.
perfetto.
si spostò ben fuori dalle felci, cosi che il sole lo baciasse in fronte per quante piu ore possibile.
e prese mangiare.
a più non posso.
e mangiava, mangiava, mangiava, mangiava cosi tanto che presto tuttle piante intorno a lui fecero le valigie e se ne andarono altrove in cerca di cibo.
mirtillo si ingozzava e diventava sempre più grosso, per assomigliare alla luna.
quando diventò gonfio come una palla da bowling gli sembrò di essere speciale come non lo era mai stato.
e gli parve che gli mancasse solo una cosa: l' altezza.
cosi, raccolte tutte le sue forze, si trascinò a gran fatica sopra l' albero vicino, quello altissimo su cui facevano i nidi gli uccelli.
sali', salì e salì finche fu cosi in alto da vedere l' intera contea, i fiumi, gli animali al pascolo e l' orizzonte sconfinato che tanto a lungo aveva ingorato.
quella notte aspettò la luna con un senso placido di sfida.
la luna avrebbe dovuto andarsene con la coda tra le gambe, perchè lui era oggettivamente più bello.
e più in alto.
quando la vide arrivare si sentì investire da una luce accecante.
quella sera si era vestita d argento ed aveva al collo una collana lattea di incredibile bellezza.
con la pelle candida ed il sorriso delle dame, la luna gli fece una carezza, solo un attimo, solo per un secondo, e torno a splendere sola nel cielo nero, ad occhi chiusi e col respiro calmo, con grande dignità.
mirtillo si fece instabile nella buccia, e tremò.
non di invidia o di rabbia.
non di sconforto, per il confronto perso.
nulla di tutto ciò.
semplicemente gli parve una luna molto sola, quella sera.
sola come era diventato lui, allontanadno i suoi amici, a furia di ingrossarsi per assomigliare a lei.
sola come un pugno in un occhio.
sola come tutte le cose troppo diverse.
e si lasciò andare ad un pianto liberatorio e sussultante, pieno di succo, pieno di aroma, vedendo per la prima volta in vita sua quanto fosse bello essere semplicemente se stessi, se stessi e punto, se stessi e basta.
un piccolo mirtillo.
a tutti quelli che tendono sempre la mano verso il cielo sperando di arrivare a toccarlo, senza accorgersi che si vola anche da seduti.
gaia