Questa foto è sfocata e neppure tanto bella, ma rappresenta parte della realtà a cui appartengo, e da parte di questa parte ho sempre voluto fuggire.
era un natale, credo...si vede l'oro sberluccicoso del lampadario ed una finestra con le inferriate.

casa mia.

una grande, grandissima casa piena di tre generazioni e degli stili che le rappresentano.
ricca al limite dello sfarzoso la parte di sotto, trascurata e piena di cianfrusaglie quella di mezzo, in cui sto io, etnica e raccolta la mansarda.
ognuna ha un suo perchè, e tutti ci si distribusicono dentro in modo naturale, come se sapessero da soli a quale epoca o carattere appartengono.

io vengo da una famiglia patriarcale in cui disciplina, senso morale, sicurezza e apprensione sono i comandamenti.
una famiglia piena zeppa di intelligenza, ma anche di rigore.
una famiglia in cui non manca mai niente, se non, spesso, un po' di libertà.
con i lampadari d'oro e le grate alle finestre per non fare entrare i ladri, dicono, ma forse anche un po' per non farti scappare.

amo la mia famiglia ma faccio musica per fuggire via da tutti loro.
ho inziato a suonare perchè avevo una girandola dentro che mulinellava in continuazione e a volte mi toglieva il respiro.
non sono mai stata solo quella bravissima in matematica ... c'era di più.
e questo di più si chiamava voglia di evasione.
creatività.
stavo ad ingegneria e mi sentivo in prigione.
proprio come a casa.
3x+2y+z e la mia testa volava via e volteggiava sopra il professore di turno facendogli le linguacce.
quanta poca poesia trovavo là dentro...

con la musica sono diventata io. sono cresciute a dismisura protuberanze di me che nemmeno sapevo di avere, come uno spiccato senso estetico e una buona dose di arroganza.
la musica era (ed è) il tappeto volante che mi dovrebbe portare via di qui.
dato che non so stare dietro una scrivania, dato che non so collaborare se non comando, dato che ho un casino di cose da dire, io devo fare musica punto e basta.
e diventare indipendente.
e vivere di quella.
e zitti.

mi viene da ridere quando mi vogliono classificare, o quando si accalcano a fare discorsi sull'estetica del rock...vanno i capelli in su, vanno le cose nere, vanno le unghie cattive, vanno gli occhi pesti!
no, vanno i sandali d'oro, vanno i pantaloni a mezza gamba, va il rosa sulle guance, va lo chignon!
sono contraddittoria, e questa contraddizione mi rende Gaia.
non sarò mai quella tutta vestita dark con le catene e il rimmel colato, perchè io non sono così. sono quella dei lampadrai d'oro, ricordi?
e non sarò mai quella con i sandaletti, il top e le treccine, perchè io non sono così. sono la ribelle di casa che si veste stracciona, rammenti?

sono un misto.

il genere che faccio lo faccio perchè è la cosa che mi riesce meglio, mi rispecchia e mi emoziona di più.
cosa mi metto sono solo ed esclusivamente kazzi miei, e se a qualcuno sembra strano un look semplice su una canzone cattiva o un look aggressivo su una ballata, beh, è ora che riveda i suoi schemi.

e parlo anche di atteggiamento.

se non ti conosco è molto improbabile che ti mandi a quel paese anche se mi stai sulle palle.
sono bravissima ad essere gentile.
ma se ti vedo la seconda volta e mi fai un torto non mi faccio problemi a spaccarti la faccia.

quindi, quale delle due cose sono?
una poppettara, o una rockeuse?


viva la libertà.


gaia