CARO ALBERTO

Caro alberto ti scrivo, per distrarmi un po'.
non ho mai conosciuto ma ti ho pensato spesso. sei morto a soli 23 anni, saresti stato mio zio. il fratello di mio padre. un'auto troppo veloce, una sera, ti ha portato via. ti conosco solo attraverso una foto, sparsa in quasi tutti i piani di questa grande casa. solo una. ci sei tu su una poltrona, e intorno macchie di tempera a coprire chi ti stava vicino. l'ho sempre trovata molto triste. avevi 23 anni ma mi sei sempre sembrato più grande. molto più grande. più grande quando io ero più piccola, ma anche adesso che ti ho superato. saranno quei grossi baffoni neri che portavi. sembri adulto. il mio caro zio adulto. nessuno mi ha mai parlato di te. tutti quando vieni nominato (molto raramente) tacciono. papà tace più forte di quanto taccia di solito, la mamma smette di parlare, la tua mamma (nonna) si distrae dalla televisione. l'unica che mi ha un po' parlato di te è stata la marì, la stessa che serviva te quando eri giovane, la stessa che serve ancora noi, decine d'anni dopo. "il singorino alberto", ti chiama. quando parla di te è sempre allegra. ti adorava. ti adoravano tutti. avevi un carattere diverso, diceva. allegro, sempre gentile e gioviale. sicuro di essere un Riva? eri pieno di amici e sapevi divertirti. il giorno prima di morire avevi finito una dieta che ti era costata tanto, eri bellissimo. in cucina avevi detto "visto marì? come sono diventato magro?"
caro alberto, ti scrivo. ti scrivo perchè in famiglia nessuno lo sa, ma io ti parlo molto spesso. attraverso quell'unica immagine di te. mi sei più vicino di certa gente in carne ed ossa, non lo so spiegare. hai i miei stessi occhi. uguali. la tua espressione cambia sempre. a volte sembri sorridere leggermente, altre fai il broncio. sei a metà tra l'allegro ed il triste. una specie di Gioconda. un enigma. ti penso sempre. quando mi succede qualcosa di bello mi chiedo se mi detesti perchè tu non hai potuto vivere. quando mi succede qualcosa di brutto ti chiedo di aiutarmi, perchè ho la presunzione di pensare che ti sarei piaciuta, e che se ci fossi stato anche tu magari mi avresti detto che non occorre essere sempre perfetti o i più bravi, e che anche una pastasciutta più rendere felici. non so niente di te, quasi niente. tutto quello che non so lo costruisco, e va bene così. so che carattere avevi e cosa ti piaceva, ma solo perchè me l'invento. tu non mi hai mai detto che non era così, quindi vuol dire che non ci sono andata lontano. nella mia testa ho dipinto il posto dove sono venuti a riconoscerti. era vicino ad un lago e ad una parete di roccia. io non l'ho mai visto ovviamente. a volte mi viene un senso di disperazione nel pensarci, perchè tu sei l'esempio più vicino di quanto la vita sia ingiusta, e sporca, e bastarda, e del fatto che i sogni e i sacrifici non meritano il rispetto del Destino, che sono carta straccia, che hanno il valore di una pezza. quando ho veramente paura chiedo aiuto a te. dici che è una cosa scema? quando mi faccio uno di quegli esami assurdi a pagamento credendo di dover morire, vittima di questa matta ipocondria, è a te che vanno i miei pensieri. quando spero che arrivi una buona notizia, o che si risolva un problema, ti chiedo intercessione. io non credo e non vado più a messa, ma allora perchè ti saluto quando entro nella tua camera a fare ginnastica? la nonna ha visto arrivare la tua macchina rossa fiammante davanti al cancello, di notte, per anni dopo la tua morte. la vedeva davvero e gridava "c'è alberto!". io non c'ero ancora, ma è un pensiero orribile. solo cucire mille coperte l'ha aiutata a distrarsi, le stesse coperte colorate che sono su tutti i letti della casa al lago. quando le vedo io penso "oh, una coperta di alberto". le volte in cui dalla tua fotografia mi sembri arrabbiato sono quelle in cui sono stata superficiale. mi perdoni l'egoismo, il narcisismo, l'autodistruzione e l'isolamento, ma la superficialità no. hai l'espressione di chi vorrebbe dire qualcosa a papà. quando mi sembra che tu sorrida mi sento al sicuro, ma se ti vedessi dietro di me ne morirei. questo è bene che tu lo sappia. non mi comparire davanti, se non mi vuoi far crepare.
io spero che davvero tu mi protegga. fino a ieri non credevo agli angeli custodi, ma oggi stranamente mi sono accorta che il mio sei diventato tu. strano angelo, con tanti capelli scuri, baffoni e sguardo intenso. che ci vuoi fare. io ho deciso così.
e allora alberto dammi una mano, dai. agita un po' le braccia, smuovi un po' l'aria, falla girare questa sorte benevola che aspetto da tanto in questo lavoro. non sono abituata a questo strazio, alla sensazione di non concludere niente, di non sapere più cosa faccio di buono e cosa di sbagliato. ho il vizio della prima della classe, e adesso che da tanto lotto con pazienza per qualcosa in cui si primeggia solo sulla distanza mi sento sopraffare. aiutami tu ad avere pazienza, e tempo abbastanza, e a non scalpitare così tanto pensando a tutto quello che vorrei avere subito, ed a tutto quello che ho perso.
qui non ti vedo, non c'è la tua foto, ma sono certa che se vado di là ora, a guardare, avrai l'angolo della bocca inclinato all'insù, quello sinistro, quello che alzi quando rispondi di si alle mie domande, o quando ti faccio divertire.

allora ciao, zio.

gaia