SUSPIRIA
Oggi Milano sussurrava di me.
no, non le persone. la città. i muri, i palazzi, le case, le strade, i monumenti. le facce di pietra, i cornicioni. mi trascinavo con i miei CD e tutta la dignità di cui sono capace in giro per le vie, stando attenta a non calpestare persone e piccioni. c'era un gran casino in centro ma io percepivo solo un lontanissimo vociare. confuso, irrisorio. quello che sentivo era il mormorio del marmo, delle finestre.
"eccola che arriva...guarda là...uuuh, starà andando a farsi ascoltare"
tintinnio di persiane in lontananza, un enorme edificio sbadiglia al mio passaggio, socchiude gli occhi grossi come fanali e mormora "attenzione - attenzione ... ma che dite, ha qualche speranza?
"oh, la speranza!" un ascensore femmina trilla come impazzito con una vocina garrula di donna. "la speranza è l'ultima a morire! la speranza! la speranza!"
io vado avanti e mi sento osservata. è tutto dentro la mia testa o la città mi prende per il culo? un palazzo antico con un portico e molte vetrine luccicanti si gira verso una fontana e fa di no con la testa.
"lei è un'artista...almeno così dice...un' ar...tis...ta"
(muro ignorante, non sai nemmeno andare a capo)
varco la soglia e le scale impazziscono. "sta arrivando! ma dove vai? non lo sai che uno su un milione ce la fa? non lo sai?". è marmo bianco con venature rosse.
"io la trovo carina", dice il portaombrelli.
salgo al terzo piano e ormai le sento tutte insieme. piastrelle, vetri, tram, metropolitane, usci, passaggi pedonali, semafori, facciate. sempre più forte. "eccola...lei...dove va...illusa....è brava...preoccupata...scommetti che?...cosa dice?.....non tornerà...l'ho già vista da qualche parte...uccidiamola..."
le sette.
sono uscita con un paio di occhiali scuri, una grossa borsa a tracolla e i capelli sciolti. ho mandato affanculo un rompiballe, provato la coca zero e maledetto il giorno in cui ho cominciato.
nessuno ha più osato dire niente.
gaia