UNA BREVE MAGIA



Stamattina è successa una cosa semplice ma incredibile.
Qui a brescia il tempo è impazzito, c'è un vento spaventoso, un cielo violaceo e piove fragorosamente. l'atmosfera è quella cupa e malinconica di certi cimiteri crepuscolari, umida e muschiosa, è un panno morbido e bagnato che si avvolge come un nido caldo intorno alle tue emozioni più profonde, covandole fino a che si schiudono con un timido verso d'uccello.
ho preso la macchina e sono uscita ad ascoltare il CD. girando, vagando, girando e vagando. quante volte l'ho fatto? sempre ad uno stadio del lavoro diverso, sempre con miliardi di pensieri in testa. il clima di stamattina era ideale. vagavo spedita per la città, osservando il riflesso delle case e delle macchine sull'asfalto bagnato, le luci dei fari, la gente che correva da un lato all'altro della strada riparandosi dall'acqua. per la prima volta non stavo attenta a com'era venuto il pezzo, me ne lasciavo semplicemente trasportare. mi sono incantata a guardare i colori dell'estate che sparivano all'arrivo delle prime nubi, il cambiamento nell'abbigliamento delle persone, che sembra riflettere il loro umore, la consistenza più solida degli odori quando il tempo è brutto, quando manca il sole.
poi è successa questa cosa semplice, e incredibile.
ero completamente immersa in Face to Face, la canzone, completamente persa dentro la sua ragnatela di voci distorte e pulite e suoni e chitarre. non stavo pensando a nulla in particolare, un attimo a mio nonno, quello dopo alle mie braccia, quello dopo ancora a mr bambù, il successivo alla fame che bussava.
è arrivata la seconda strofa, la voce si è fatta più larga, ho avuto un ricordo di cui non sono consapevole ma che mi ha fatto venire un sussulto di commozione. ero in bilico tra pensiero e realtà. proprio in quel momento mi sono fermata ad un semaforo e mentre la musica andava a tutto volume riempiendo la macchina hanno attraversato la strada quattro persone. una di loro teneva per il braccio un bel ragazzo, alto, con gli occhi scuri, pochi capelli. reggeva maldestramente un sacchetto della spesa firmato coop. camminava ciondolando, il ragazzo, e faceva dei gesti nervosi con la mano. ripetuti, ostinati.
esattamente nel punto in cui la canzone dice "face to face with me/I believe you can dream/feel the same sun as me/I can sense though I don't see..." lui si è girato un attimo verso di me e i nostri sguardi si sono incrociati per più di tre secondi. lui continuava a camminare, trascinato dal suo accompagnatore, e anche fuori dalla mia portata restava con lo sguardo fisso sul mio, dietro il parabrezza bagnato. la testa girata sul collo per non perdermi di vista.
chissà cosa vedeva veramente.

può sembrarvi una scemenza.
ma voi non sentite la musica.
non vedete il tempo che fa.
non eravate nè tra il mio nè tra il suo sguardo.
non potete comprenderne appieno il tempismo.
e forse non ricordate che face to face parla proprio di questo, di un incrocio di sguardi che ho avuto tempo fa con una persona "speciale", una di quelle che chiamano diversamente abili, termine che odio ... e che è una canzone che racconta di quanta comunicazione ed empatia ci possa essere anche tra persone che non si parlano, non si capiscono, e forse nemmeno si vedono, tanti sono i livelli e gli strati che le separano.
"don't believe that distance/can deceive me/there's much more than what I see/in this space"

che sia successo ancora, oggi, lì, l'ho trovato un fatto straordinario.

gaia