MULTISTRATO

Dio solo sa quanto vorrei scappare via da tutto e da tutti in questo periodo.
mi sento soffocare. non c'è una ragione precisa, è così e basta. vorrei mollare ogni cosa e ricominciare da capo in un posto lontanissimo dove nessuno sa chi sono. fare un lavoro semplice, abitudinario, senza pretese e all'aperto. un chiosco di kraphen, un bar con gli ombrelloni di paglia che serve enormi mojito ghiacciati. sono arrivata al punto di pensare con malinconia ai tempi dell'università, a quando studiavo per ore con la mia migliore amica sotto il portico, o nello studio d'inverno, vestite da ginnastica in modo da andare direttamente a correre una volta finito.
invece sono qui. in questo punto preciso di questo punto di vita. quello che mi pesa, forse, è il controllo che sto cercando di esercitare su ogni aspetto della mia esistenza, ora, come se da questo dipendesse l'esito dei prossimi mesi. mille cose da curare, cose che non possono essere fatte una volta e poi basta, cose lunghe, cose che premiano la costanza. le prove, l'allenamento, l'alimentazione, lo studio. a volte mollo. in quegli attimi mi viene in mente l'immagine di un cavallo che si ribella alla cavezza. scalcia e alza il collo impennandosi sulle zampe dietro, agita la criniera, lancia un verso. ma poi tutto tace di nuovo, la cavezza non si discute.
mi sento così.
ho deciso di comprare dei manuali di canto. ho bisogno di soldi per allestire un piccolo impianto che mi consenta di esercitarmi con facilità facendo tutte le prove e le verifiche di cui ho bisogno. ripugno le lezioni di canto, non sopporto i maestri, non sono in grado di soffiare una O in faccia a qualcuno senza chiedergli subito dopo di che cosa ha paura o qual è il suo piatto preferito. soffiare in faccia a qualcuno è una cosa intima, cosa credete.
però mi voglio educare un po' alla tecnica. non voglio più essere esposta a milioni di variabili incontrollabili in grado di minare il risultato, senza che possa fare nulla. cali di voce, abbassamenti, abitudini sbagliate, posture scorrette. sono arrivata fin qui sorretta solo all'istinto, ora sento la necessità di cesellare. lo considero un investimento: dormirò sonni più tranquilli più avanti.
ancora non so da che parte cominciare. anche questa fa parte delle cose che vanno tenute sotto controllo, delle cose non a breve termine. e anche questa fa parte delle cose che mi ostino ad affrontare da sola, come quando non seguivo un cazzo all'università, o non ascoltavo il maestro di tennis, o facevo tutto il contrario di quello che insegnavano le regole nei temi (non si inizia con la E/non va la virgola prima della E/niente frasi senza verbo/il finale deve riassumere il contenuto. fankulo)
se dovessi dire come mi sento, userei un'immagine a strati. una millefoglie, un carciofo, una cipolla. decine di livelli uno attaccato all'altro, uno per ogni dimensione da controllare.
sono stanca.

gaia