LA CASA DELL'INIZIO










Sono giorni burrascosi. pieni di cose da sistemare, risolvere, dettagli piccoli e grossi di cui mi devo fare carico. sto finendo di lavorare al libretto del CD e alle foto (ma non solo) che conterrà. è una faticaccia ma spero che il risultato sia buono. dietro ogni lavoro creativo c'è l'attraversamento di giostre rumorose e lande desolate...come un viaggiatore ti perdi e ti ritrovi un milione di volte al giorno. cambi direzione, torni sui tuoi passi o non li ripercorri mai più. la creatività è difficile perchè è talmente vasta che quasi non ha paletti e il rischio di sconfinare nell'orrido, o nel volgare, o nel banale, è sempre dietro un angolo a pois.
sto utilizzando parti della nostra vecchia casa in campagna per alcuni scorci del lavoro. la casa dove vi raccontavo, ormai molti mesi fa, di aver fatto le primissime prove. quella che vedete in queste foto crepuscolari, scattate giusto oggi, nel mezzo di un grosso temporale.
mi sono fatta prestare la macchina fotografica figa da giulia e dopo pranzo me ne sono andata lì da sola per fare qualche scatto a certi muri. ne ho approfitttato per fotografare gli angoli tutt'intorno e farveli vedere, perchè è qui che io facevo le gimcane in bicicletta dribblando i barattoli di latta o di nutella, che ho imparato a giocare a tennis nel campo ormai diroccato di cemento armato, che ho visto per la prima volta scoreggiare un coniglio.
noi provavamo dentro la casa con le tre porte, casa di campagna della ricca infanzia di mio padre e adesso armatura vuota piena di stanze deserte e strane cose vomitate dritte dritte dal passato. è una casa dai mille risvolti questa...profumata, fredda e chiacchierona, non tace mai. scricchiola di tarme, insetti, legno, vento e serpenti. qualche eco di un vecchio o giovane fantasma, per chi lo vuol sentire. c'è il putto in marmo nel centro del giardino d'ingresso. ci sono la stalla, le galline, gli spogliatoi ormai pieni di ragni. c'è il campo da tennis, il vigneto, la collina. c'è un campo d'erba dura ed urticante che pizzica i piedi e su cui è impossibile fare l'amore, e c'è il boschetto di canne e bambù [ :( ] con il tavolo e le sedie di pietra. da piccola, quando ero maga, ci ricevevo i clienti. 100 lire e vi leggo la mano signori. 100 lire soltanto.
sul cemento di quel campo da tennis ormai senza protezioni ci sono ancora minuscoli impalpabili strati epiteliali delle mie ginocchia, ben confusi con il terreno. le mie, quelle dei miei amici e di mia sorella, più ovviamente l'intera generazione prima di noi che faceva il cambio di campo a suon di merende pane e mortadella. dopo la guerra ogni scusa era buona per un banchetto.
nella stalla ho sempre sognato di tenerci un cavallo tutto mio di nome Adidas, ma nessuno mi ha mai comprato un cavallo. c'è dentro un trattore da tempo immemore, e si sa, un trattore fa molta meno compagnia.
è pieno di lumache per terra, con gusci enormi, e c'è un gatto snellissimo e altissimo, bianco con gli occhi azzurri, che chiamo Legolas perchè quando cammina sembra che voli.
avreste mai detto che questo è il posto dove può nascere il rock? pare difficile. vedo più ballate alla jeff buckley o alla imogene heap, eppure è accaduto. il suono che faceva la chitarra distorta dentro il nostro primo minuscolo amplificatorino stonava così tanto con questo paesaggio che molti uccelli lasciarono per sempre i propri nidi, mentre la vita assumeva la forma di un quadro ad olio dai colori van goghiani.
"Giovani con Amplificatore", avrebbe titolato il Maestro, disegnando con i suoi tratti geniali ed isterici i nostri buffi profili sulla finestra illuminata nella notte, così tanto Fattoria degli Animali.

gaia