CAGNE E BALDRACCHE E SOGNI SPARSI



Quando si tiene il blog di un Sogno che Ti Strappa le Vene si possono fare solo due cose.
o scrivere quello che la gente vuole sentire, oppure scrivere quello che si sente.
io ho scelto fin dall'inizio la seconda strada.
anche se scomoda.
chi guarda da fuori fa presto a dire "sii ottimista", oppure "non pensarci troppo".
chi guarda da fuori non capisce.
e non è questione di intelligenza, affatto. semplicemente di situazione. di contingenza. guardare qualcuno che annega nelle acque gelide di un film è molto diverso che trovarsi in prima persona a un passo dalla morte. vivere l'orgasmo di qualcun altro non è nemmeno paragonabile al regalarsene uno tutto proprio.
e allora prendetemi così. con i miei malumori frequenti, con le mie fottute ansie. con il mio smisurato egocentrismo, con la mia voglia di spaccare tutto ADESSO, di farvi vedere di cosa sono capace ADESSO, e insieme l'immensa frustrazione del dover aspettare.
prendetemi così, rabbiosa per aver bevuto un po' troppo e abbastanza cagna, adesso, da sentire in corpo l'ispirazione per una nuova canzone rock. menefreghista di qualunque cosa che non sia il mio cazzo di piacere e la mia realizzazione. indignata per non poter uscire adesso con una canottiera bianca aderente senza reggiseno e un paio di jeans e gridare per voi per due maledette ore sotto i riflettorifino a quando il sudore fra i capelli mi farà sembrare una baldracca.
prendetemi così.
il blog di un Sogno è una cosa scomoda. se gestito come dico io. il tempo è tanto, le giornate sono lunghe, le ore sono 24. c'è tempo per seimila cambiamenti d'umore. per fare e disfare le collane dei progetti. per inkazzarsi a sangue, e stare meglio solo dopo aver preso a cazzotti qualcuno, o qualcosa, non fa differenza.
oggi da emilio è arrivato un vecchino.
questa cosa mi è stata raccontata perchè io non ero ancora arrivata.
è arrivato un vecchino di 87 anni dolce come il cuore di melone bianco, leggermente acquoso. trafelato è arrivato in studio da emilio stringendo tra le mani una sua canzone. uno spartito con le note ed il testo. un bel testo in un bell'italiano. chiaro, conciso. ha detto che aveva preso l'autobus per un'ora e mezza ed era arrancato a piedi fino a lì perchè ci teneva tantissimo a sapere da emilio se riteneva che il suo pezzo fosse all'altezza di essere registrato.
non pubblicato.
registrato.
ho sentito nel racconto confuso di andrea tutta la dolcezza infinita di quell'uomo.
"in vita mia ho scritto 7 canzoni", ha detto. "una in francese".
non le ho viste ma scommetto che aveva mani sottili come pergamena e un lieve tremore che pareva emozione.
l'infinita poesia che c'è nella musica e nelle persone.

ho bevuto troppo e non seguo un filo logico.
vi dico solo: arcade fire, "rebellion (lies)". questo è il prossimo pezzo che dovete ascoltare. "brianino" dice che sono dei geni, e io sono d'accordo con lui.
non ho idea di cosa parli questo pezzo, ma ho preso 4 frasi del testo e ci ho costruito sopra il mio senso. tanto mi basta.

"people say that you'll die
faster than withour water
but we know it's just a lie
scare the son, scare the daughter"

parla della malignità della gente. gente che ti vuole vedere morto, schiacciato, fallito. gente che ti dice "creperai più in fretta che senza avere acqua".
ma noi sappiamo che è solo una bugia.
il bau bau per spaventare il fratello, la sorella.
ascoltatela.
anche se non so cosa cazzo dovrebbe fregarvi di sentire una canzone solo perchè esprime alla perfezione come mi sento io.
cosa ve ne dovrebbe importare?

boh.
io una stronza come me la seguirei.

gaia