ARTISTICAMENTE ARTE



Non ho mai amato la pittura di De Chirico.
sono abbastanza ottusa in certe cose. me ne rendo conto. nella pittura tendo a seguire un impulso estetico del tutto violento e raramente mi interessa approfondire qualcosa che "non rientra nelle mie corde". per farvi capire, il pittore che amo di più è Van Gogh. avrei preferito avere un beniamino meno scontato ma tant'è. era volgare, poetico e vibrante. il mio pittore preferito contemporaneo invece è pierluigi de lutti (quadro con cornice nella foto), seguito a ruota da giorgio moiso (altro quadro nella foto). sono due fottuti geni del colore. non dipingono soggetti, usano semplicemente la pasta cromatica a pennellate gigantesche e schizofreniche. tanto tanto colore. a fiotti. i loro quadri sono quasi sculture da tanto sono materici...zappate di crema si alzano dalla tela a fare rilievi montuosi magnifici alla vista ed al tatto. "tutti possono dipingere così", griderà qualcuno di voi da lì dietro lo schermo. eh no...perchè loro hanno un equilibrio nel tratto e nella scelta cromatica che è qualcosa di fenomenale. perlomeno io la penso così. sono quanto di più vicino al mio arrogante senso estetico abbia mai visto. l'altra sera ce n'era uno in vendita a 2000 euro. ora, a parte che io li farei pagare miliardi quadri così, altro che tagli di Fontana...beh, avevo il dito sulla cornetta verde del mio Nokia da 4 soldi. 2000 euro sono tutto quello che ho sul mio conto adesso. mi servono per la grafica del CD, per le stampe. per levarmi uno sfizio da borghesuccia. per un pezzo della vacanza di quest'estate, nei paesi del Nord su un trabiccolo simile a un camper. eppure sono stata lì lì per fregarmene, chiamare e confermare quel quadro. avere un de lutti in casa mia...sarebbe stato un vero salto di qualità. nel mare di ciarpame in cui vivo, nel mio studio sconclusionato pieno di cose vecchie e nuove, mappe, carte, stupide fotografie, un de lutti mi avrebbe reso una persona migliore.
poi ha prevalso la gaia conformista.
quella stronza che alla fine calcola in base al buon senso.
ha schiacchiato l'artista del cazzo e si è messa a dormire.
ma non era di questo che volevo parlarvi.
due settimane fa mi sono trascinata a padova a vedere la mostra di De Chirico. ero in compagnia di una persona che de chirico lo adora e per tutte le sale era una cozzaglia di "bellissimo"-"che schifo" , "stupendo"-"fa cagare" , "questo è il mio preferito"-"ma che roba è". io commentavo ad alta voce a mo' di gialappa's. cose irriverenti. mi schiacciavo contro il muro e bisbigliavo "de chirico non sa usare il giallo...", mettendo in imbarazzo chi mi stava in parte o spingendo vecchie e vecchietti a ritornare sui propri passi per guardare meglio il quadro che avevano appena lasciato sotto questa nuova prospettiva. pensare che magari lo stavano studiando cercando gli errori nel suo uso del giallo era qualcosa che non aveva prezzo e mi faceva divertire come se fossi una bimba delle elementari.
insomma, de chirico non è nelle mie corde, si è capito.
però a un certo punto di questa vita, di quest'anno, di questo mese, di quella giornata, di quell'ora, di quel minuto, ho girato un angolo ed ho visto una cosa che mi ha colpito profondamente.
si chiamava "l'angoscia della partenza". lo vedete in figura.
è un suo quadro. un'opera abbastanza grande, molto geometrica. lontanissima dal mio gusto. eppure...appena l'ho vista BAM!, un calcio un culo. de chirico dalla tomba mi urlava "sono un genio cazzo!", e io attonita annuivo.
dentro quelle luci assorte, quel colore appena accennato, niente pasta, come se volesse risparmiare tirandolo fino a farlo finire sulla superficie della tela...dentro quella solitudine, quelle ombre, quel treno, io ho rivissuto il mio dramma.
uno dei tanti.
un uomo che riesce ad esprimere con il colore e senza raffigurare persone l'orrore di un distacco è un genio.
non si può discutere.
tutti noi abbiamo subito o scelto i nostri distacchi. da persone, da luoghi, da cose. sono scelte che possono avere le ragioni più diverse ma che sempre portano con sè un bagaglio atroce di malinconia e fatica.
sono emozioni soffuse ma potenti, che attecchiscono piano al cuore e non se ne vanno, come il suo colore slavato eppure presente, come la luce di quel pesudo-tramonto un po' metallico un po' arrugginito, come quel treno vecchio color carbone che obliquo se ne andava chissà dove.
l'angoscia arancio di ogni partenza è una gran brutta bestia, e vederla spataccata su un muro te lo ricorda bene.
gaia