SOMEDAY
Oggi mi fa male la gola. però non ho una gran voglia di parlare, quindi alla fine il danno sarebbe relativo se non fosse che credo andrò al lago a provare, verso sera. mi piace quella casa quando il cielo si rabbuia. da sola non ci dormirei mai, avrei troppa paura. spesso quando sono lì a trafficare sento rumori provenire dal forno della cucina o dal frigorifero vecchio nel garage. piccoli stlic! stlac! sdeng! che mi fanno rallentare il cuore per un attimo. potrebbero essere minuscoli procioni imprigionati, o semplicemente le patate dimenticate nei cassetti da anni che germogliano tanto al punto di bussare per uscire. intorno alla casa c'è un parco inselvatichito che fa parte delle 4 case della via privata. ci sono cipressi, alberi altissimi con giungle verdi simili a liane, olivi e una vegetazione arruffata. il cielo in quella zona ha sempre una grande personalità. quando c'è il sole brilla come argenteria appena lucidata, mentre quando sta per piovere...ah, allora sì diventa magico. assume un tono minaccioso e greve come fanno sempre i cieli di lago, che non hanno mezze misure...di un bianco innaturale sporcato solo da nuovoloni pesanti e da lampi a forma di freccia. parte un po' di vento, quel tanto che basta per agitare gli alberi rompendo l'assoluto silenzio del posto (quasi disabitato). sono i momenti migliori. quando sento arrivare la tempesta corro in giardino a guardare per aria. vedo in lontananza il lago che si increspa di bianco e nei capelli mi si impigliano minuscole eliche spazzate via dai rami di certe strane piante selvatiche. gli ultimi gatti corrono al riparo, cade qualche oliva dalle fronde. sono felice. è un'atmosfera magica e creativa. mi posso chiudere dentro, accendere le due luci più calde che ci sono e fare le mie cose guardando dalle vetrate delle porte finestre. provare diventa più semplice. il rumore che viene dalla mia unica cassa in sala viene inghiottito dal frastuono del vento e dal battere della pioggia. fuori tutto è agitazione e rimescolamento, come se non fossi veramente sola. il mondo si tinge di pochi colori soltanto, grigio, verde pino, azzurro arrugginito. i colori della pioggia. mi sento ispirata. non al sicuro, ma nel posto giusto. in fondo al viottolo d'ingresso del giardino, il cancello di ferro vecchissimo sbatte contro i pilastri. il vecchio campo di bocce, pieno di muschio ormai, si impregna d'acqua e produce un odore soffice di pietre e di passi sulla terra. la presa d'aria sulle scale che portano al lucernaio si gonfia e l'elica al suo interno gira vorticosamente, facendo un rumore velocissimo e incalzante, a tratti stridulo, che non smette mai.
adoro questi momenti.
purtroppo oggi c'è il sole.
ma questa canzone nel link, Someday, un demo molto vecchio (2000 circa), l'ho scritta in un contesto così.
è stato il giorno in cui ho scoperto che i fichi non vanno mangiati acerbi, e che dentro il tronco dell'ulivo di destra aveva fatto la tana uno scoiattolo di nome Pampèro.
gaia