VOX START


Abbiamo iniziato le voci.
Psyche e king of lies.
Siamo partiti da due pezzi cattivi, attacco frontale.
Tende chiuse, lucina accesa, leggio e testi scarabocchiati dagli appunti per la pronuncia, portafortuna verde smeraldo sul tavolino, stavolta soltanto acqua naturale.
Niente miele acciughe limone.
Partita con pantaloni da corsa neri, maglietta, felpa bordeaux e giubbino, arrivata con pantaloni e maglietta e basta.
Sudata.
Nelle registrazioni di king of lies, che per l’album è stata rivisitata (abbiamo cambiato la tonalità dei 3 ritornelli, l’ultimo è altissimo), finivo sempre con il fiatone dopo “I asked for”. Ma fiatone vero. Andrea mi dice “sfido qualunque donna a cantare sta roba come fai tu”. Emilio accende l’interfono e gracchia “mi sembra di essere l’allenatore di un maratoneta”. Io ansimo vistosamente, non sto ferma sulle gambe ma faccio piccoli giri circolari su me stessa, come un puledro al pascolo legato alla corda, solo che io ho le cuffie e il filo attaccato alla presa. 10 secondi scarsi tra un take e l’altro e poi si ricomincia. Emilio mi dà consigli su ritmo ed interpretazione, mi studia il timbro e la dinamica. Il suo metro di giudizio è “mi si deve rizzare il pelo”. Se gli si rizza (il pelo) è buona, se no si rifà. Andrea lo aiuta e per quanto può mi sorveglia sulla pronuncia.
Pronuncia, pronuncia, canto, fiato, timbro, pronuncia. Nella testa ad ogni pezzo mi passano 20 preoccupazioni al secondo. Quando lascio da parte tutto tranne che la “sensazione” di quello che canto è il momento in cui mi diverto di più. Quando sperimentiamo.
A emilio arrivano otto milioni di telefonate, “emil, ma quanta cazzo di pubblicità ti sto facendo?”, gli grido scherzando dalle cuffie. Kissed, missed, hellbound. Non si deve sentire la t di wait. La a è a/e. non troppo e, però. Il top lo raggiungiamo quando emilio, nel mezzo di un battibecco tra me e andrea sulla corretta pronuncia di corner, afferra un mini dizionarietto di inglese e tra i due monitor (gli vedo solo la testa) tiene una lezione sulla sparizione della R. notare che emilio sa solo 20 parole di inglese, e 4 di queste sono sinusoide, onda a dente di sega, filtro passa alto e frequenza di risonanza, però con queste 20 ricombinate riesce a dire qualunque cosa e ad esprimere concetti complicatissimi.
A gennaio, quando registravamo per la sony con la madrelingua inglese, lui era quello che a tavola non stava mai zitto (e parlava dei massimi sistemi).
Su corner facciamo 45 take. Passiamo attraverso coRner, cornA, cArnA, corneR e cornA/E. poi attacchiamo il pronunciatore automatico del Mac, e decidiamo che chissenefrega, un corner in un disco non ha mai ammazzato nessuno.
Finiamo alle 20, lunedì montiamo le tracce e probabilmente ne cantiamo altre due.
Emilio va verso casa+moglie+figlio peste di un anno, io e andrea verso il take away cinese dove anneghiamo le nostre fatiche nell’unto di un kilo di involtini primavera.
Siamo partiti.
grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, in privato o in pubblico.
e grazie a giulia. come sempre.
gaia