POVIA E SANREMO

Povia è un artista di una delicatezza squisita.
guardo il festival di sanremo da sempre, anche se non rappresenta nemmeno lontamente la musica che faccio, o quella che amo.
come artista dico senza problemi che è una vetrina enorme, e che indipendentemte dall'effetto che ha sulla propria carriera un risultato certo lo dà: essere visti da milioni di persone. non è facile diventare una faccia nota in 5 giorni.
emotivamente invece sono legata al festival da un misto di stupida italianità (che abbiamo un po' tutti), curiosità, amore per la tradizione, abitudine e fascino per i pomposi eventi di rione (come la millemiglia, i mondiali di calcio, miss italia, il discorso di capodanno del capo dello stato).
in questo sono tutt'altro che una rocker.
mi piace l'idea che ci sia caciara intorno ad un avvenimento che arriva puntuale ogni anno e che straripa di gossip, scintillii, retroscena, imprevisti ed ovvietà. da animale sostanzialmente poco sociale (ma non socievole) che sono divento una gregaria.
il festival va visto in compagnia, meglio se in gruppo. in un posto accogliente e tranquillo. va bene una seconda casa, dove nessuno rompe le scatole. va visto con tanti cibi schifosi ma collettivi, pizza, cioccolata, gelato, cinese e birra a volontà. molti cuscini, dato che viene sempre l'abbiocco. amici fidatissimi, quelli con cui stai in calze nike e pantaloni della tuta di 3 taglie in più. il top lo si raggiunge quando si fanno i cartelli con i punteggi con le votazioni. ma non 1 2 3 4 5 10. punteggi scritti che fanno morire dal ridere. sanremo va visto tutti sul divano, con i soliti seduti per terra che ti si appoggiano alle gambe. e appena finisce un artista si alzano le palette. si innescano sempre liti contagiose perchè non si è quasi mai d'accordo, ma è questo il bello... ci si picchia e si ride. io sono sempre avara nei giudizi. perchè fa più scena.
ho preso a cazzotti un amico anni fa perchè aveva dato "sei eccezionale!" a ivana spagna. e io detesto ivana spagna (vai che adesso oltre a tutti quelli che finiscono qui dentro perchè ho citato la pausini arrivano anche quelli di ivanona). io invece avevo dato "raffinata e corraggiosa" ad amore lontanissimo di antonella ruggiero e a vecchio di renato zero.

e tutti gli anni guardo sanremo sperando che succeda qualcosa di gustoso...che un cantante svenga sul palco, che la damigella inciampi nello strascico, che scoppi una bomba nei camerini, che ci sia un black out, che qualcuno tenti il suicidio dal loggione, che un membro dell'orchestra perda l'equilibrio e faccia cadere tutti gli altri componenti in un effetto domino, che il superospite straniero si inkazzi di brutto, che qualcuno chiami in diretta gridando "chi?ciro?? oddioddiodioodiodioido!", che muoia di vecchiaia qualcuno in platea, che il presentatore vada nel pallone, che crolli la scenografia.

del festival di povia, quello appena passato, ho visto solo le ultime due puntate. durante le prime infatti ero in ospedale a terni per farmi operare il crociato.ho sofferto più per non avere l'intimità ncessaria a godermi lo spettacolo che per il dolore del drenaggio o le due palle che mi faceva il marito della signora in parte, che non dormiva mai e mi raccontò tutta la sua vita anche mentre ero in coma farmacologico. ricordo ancora la sua faccia in mezzo al triangolo sospeso sul letto, quello che usano i malati per sollevarsi.
la prima serata non mi lasciarono accendere la tv. la tizia in parte era appena uscita dalla sala operatoria e continua a frignare chiamando sua madre (morta anni fa, scoprii più tardi) col risultato che avevo sempre almeno tre infermiere cattive che si affaccendavano intonro al mio letto e accendevano la luce. la seconda sera invece ottenni il permesso.
"posso vedere il festival?" chiesi sfoggiando il mio miglior sorriso, paralizzata dalla vita in giù.
"certo signorina...ma senza audio".
voi starete pensando che la risposta che mi fu data dalla caporeparto fosse scehrzosa. ma non lo era.
e la cosa davvero grave non fu la sua condizione, quanto la mia reazione: lo guardai lo stesso.
sanremo senza audio è un'esperienza che ha del paranormale. in parte questa donnona che dormiva e sospirava. all'altro capo del letto suo marito che mi parlava della sua prostata, ma che dopo 24 ore di allenamento avevo imparato a mettere in "ignore". e davanti, così in alto da sembrare la madonna, un televisorino minuscolo muto. con lo scintillio del festival in mezzo.
mi guardavo tutte le canzoni e immaginavo dal labiale e dai gesti che tipo di mood dovessero avere. stringe il pugno...sforzo...ah, qui sale....'petta, forse sta dicendo "come maaaaaaaaiiiiiiiiiiiiiii" ? non canta, perchè non canta? i maestri muovono gli archi dei violini...perchè non canta? che succede?...ah, ora canta...che intro lunga....
fu solo perchè il ginocchio mi faceva un male dell'inferno che rinunciai a guardare anche il dopofestival in mute.
ma ricordo che povia cantò guardando dritto la telecamera con i suoi occhi spiazzati da ex bambino stralunato. e ogni tanto faceva una strana bocca, per un secondo. una bocca a buco, accartocciata.
non potevo immaginare che stesse cantando "gurrruuuuu".
quando poi l'ho sentita per davvero, due giorni dopo, ho pianto. che scema sono stata, come ho potuto non intuire che fosse il verso di un piccione.
il piccione di una bellissima canzone.
tanti considerano povia un cretino, uno che fa musichetta. per me è quasi un genio. io che penso di sapere scrivere so anche quando un altro sa scrivere o no. e povia fa dei testi sottili in bilico tra poesia e coscienza, che voi potete sputtanare quanto volete ma hanno una bellezza fragile e raffinata che non a tutti è dato di cogliere, o eguagliare.
"vorrei avere il becco
guruuuuu
per accontentarmi delle briciole"
...
"e poprio come fa un piccione
che mica come le persone
per colpa di partciolari
mandano all'aria sogni e grandi amori
e proprio come fa un piccione
l'amore sopra il cornicione
ti starò vicino nei momenti di crisi
e lontano quando me lo chiedi
dimmi che ci credi"

gaia