IL MONDO

E' incredibile come ci siano diversi livelli di attenzione.
come si possa guardare una cosa e vederla solo in un suo particolare, o in due, oppure nella sua interezza, oppure addirittura arrivare ad un pensiero superiore a partire da essa.

oggi stavo fissando la libreria (mi capita spesso dopo pranzo. nella speranza di trovare un vecchio libro con un sigillo sulla copertina che mi apra una porta per un'altra dimensione, come la storia infinita) e mi è caduto l'occhio sul vecchio mappamondo che usavo alle medie.
così l'ho preso in mano.
la prima cosa che ho pensato è stata: cavolo, ma quanto tempo è che non prendevo in mano un mappamondo?
lo toccavo come se me l'avessero appena regalato. è stato lì, dietro l'orrida scultura di un elefante e il libro di trigonometria per almeno ... cosa saranno ... 15 anni, e solo oggi lo "vedo", e lo prendo in braccio.
frignava come un bambino commosso che ritrova la mamma.
comunque, ero lì con questo mappamondo sulle gambe e lo giravo pensando un po' ai cavoli miei e un po' ai suoi colori: quanto azzurro, l'azzurro dei mari, guarda qui, c'è più azzurro che marrone, più acqua che terra, pianeta buffo, e che forma strana l'italia, fatta a stivale, è strana proprio come chi ci vive sopra.
la seconda cosa che ho pensato dopo i colori e le forme è che sul mappamondo ci sono un'ininfità di segni che la gente nemmeno vede. indicano le correnti, le altezze, le depressioni, i gradi georgrafici. ci sarà qualcuno al mondo che prende il mappa-mondo e ci legge sopra la direzione della corrente del golfo, anzichè cercare la capitale del vietnam per rispondere all'aiuto da casa? se c'è mi scriva per favore. vorrei vedere che faccia ha uno così.
non so se state cogliendo insieme a me il progressivo raffinamento del pensiero nello studiare il mappamondo.
è importante ai fini del deliro del post.
il grado successivo è nato da una rivelazione improvvisa. alla base del mappamondo era attaccato un grosso filo nero. una spina, cazzo! il mappamondo si illuminava! credo che questa sia stata la più bella scoperta della giornata. un brevissimo inarrestabile attimo di felicità assoluta. sono volata verso una presa della corrente e l'ho attaccato, premendo l'interruttore con il sorriso beota dei personaggi di south park. ma com'è ovvio dopo 15 anni anche gli oggetti tecnologici muoiono , e la luce non funzionava (muoiono proprio. smettono di funzionare senza essersi mai davvero rotti. affascinante).
a questo lutto è seguita una fase di depressione cosmica all'insegna del pensiero "guarda qui, galileo lo sbattevano in galera per l'intuizione di una terra tonda, e adesso un affare come questo è sulla scrivania di una che vuole vendere più dischi di madonna. che vita di merda".
e infine lei. la folgorazione. il pensiero supremo al suo livello superiore. guardavo l'america, e l'india, e la groenlandia, e l'africa, e la cina, e l'australia, e pensavo che questo è il mio pianeta.
e sapete cos'altro?
pensavo che io non l'ho mai visto.
per la prima volta in vita mia mi è sembrata una cosa atroce, inammissibile. stare su un pianeta, nascere uomo, e morire senza averlo visto. è come uno che va in crociera sulla costa romantica e la sera non esce dalla cabina. com'è invece che tutti vanno in ricognizione e la prima sera sanno già dov'è il bazar, il teatro, il lounge bar e la cabina del più figo della nave? sulla costa crociere sì e sul tuo pianeta no? persino quando vai in albergo prima di toglierti la giacca apri le ante dell'armadio ed ispezioni il bagno. perchè non lo fai con la Terra?
questo pensiero mi avvilisce. io devo sapere dove appoggio il culo (ora che ci penso, in quasi tutti i post faccio caso a dove lo metto*, sarò mica un po' fissata?).
così ho un programma.
se winter falls fallisce, per prima cosa ucciderò una dozzina di persone che ho già segnato sulla mia agenda.
poi andrò a protestare in un paio di chiese.
poi farò una settimana da bulimica e una da anoressica.
poi dirò a tutti che voglio morire senza pensarlo davvero.
e alla fine di tutto partirò per un lungo viaggio. partirò per il giro del Mondo, con la prima persona disposta ad accompagnarmi. e lo girerò tutto. e non so quando tornerò. e me ne fregherò delle vaccinazioni, della paura delle malattie, della povertà, delle turbolenze in aereo. lo girerò tutto, usando anche i treni, le navi, le barchette con sopra gli indigeni. e vedrò i leoni, le moschee, i pinguini, la giungla e siviglia. e porterò con me una persona intelligente, ironica, piena di poesia e di avventura, brava con la macchina fotografica e con le parole e che non abbia paura del buio.



e quando tornerò, se tornerò, saprò ricominciare.


gaia

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