GUSTI MUSICALI

I miei gusti musicali.
terreno difficile.
non sono una che compra molti dischi, o che scarica tutto quello che può da internet, o che si ricorda i nomi di tutte le versioni del terzo album di un gruppo del 1982.
io mi innamoro raramente di una canzone, a volte di un sound, spesso di uno stile, quadi mai di un artista.
il primo grande amore (artistico) della mia vita è stato freddie mercury.
i grandissimi Queen, quelli per cui ogni adolescente sano di testa impazzisce almeno una volta nella vita, quelli con cui impari il ritmo ed il carisma.
adoravo freddie mercury a livelli patologici, ed avevo 16 anni.
non sapevo quasi niente di musica, ascoltavo solo lui. tutte le canzoni, tutte le versioni, tutti i rifacimenti. avevo comprato gli spartiti per pianoforte ed avevo imparato bohemian rapsody, seven seas of rhye, invisible man, flash, killer queen, good old fashioned lover boy.
anzi, ora che ci penso le avevo imparate praticamente tutte.
era sempre dentro le mie cuffie, nel mio televisore (live at wembley o budapest), appiccicato alla mia anima ed alla larva del mio esibizionismo nascente. Lo cantavo in piedi sopra le scrivanie del mio studio, o nei corridoi della scuola, o in macchina mentre qualcuno mi scarrozzava in giro. a carnevale mi travestivo da lui, con i baffoni finti ed una giacchetta gialla con le cinghie che non so nemmeno io da dove era saltata fuori. avevo poster, cappellini, stendardi, magliette e bandiere. sapevo riprodurre alla perfezione tutti i suoi gesti ed i suoi modi di fare. scimmiottavo la sua voce.
i queen rappresentavano il rock, almeno per me, almeno allora.
il ritmo, le melodie, la voce di personalità, e soprattutto il carisma. freddie mercury ne aveva appiccicato addosso uno cosi cocente che a volte per guardarlo dovevo socchiudere gli occhi, o restavo accecata. e anche se mi rendevo conto che c'era troppa teatralità in quello che faceva, che fosse un "on stage" destinato a finire per lasciare spazio a un modo di fare rock più moderno, io sapevo che in lui esisteva un'arte complessa, e ne ero affascinata.
aveva disegnato lui il logo della band, quel disegno elegante e prolisso con i loro segni zodiacali.
freddie scriveva, cantava, disegnava.
era un creativo a 360 gradi, l'unico modo che io concepisco di essere creativi.
e lo ammiravo.
con i Queen ho conosciuto quella faccia della musica che diventa parte di te.
poi, con il tempo, sono cresciuta.
i queen si sono riposti in un cassetto, da soli, con il savoir faire dei grandi che non hanno bisogno di essere invitati ad uscire.
e rimangono lì, a fare da sottobosco a quello che sono diventata.
sopra di loro sono arrivate fiumane di altre persone a temprare il mio gusto musicale, ma quasi nessuno mi ha travolto come loro, forse perchè non ero più bambina.
con gli U2 ho iniziato a suonare. adoro il loro suono così essenziale e nello stesso tempo toccante, quell'essere lontano dalla perfezione (nel canto, nella tecnica) che ti schiaffa in faccia l'emozione. con gli U2 ho imparato quant' è importante "sentire" gli accordi al primo ascolto, e lasciare che ti parlino, per vedere se funzionano.
pride, where the streets have no name, e with or without you.
intorno a loro figure sfuggenti, sempre e assolutamente estere...alanis morissette degli esordi, i creed, live, k's choice, la prima anouk, no doubt, guano apes, evanescence, nirvana, pearl jam, counting crows, fino ad "hide&seek" di Imogen Heap, che ha aperto una breccia enorme nel mio cuore, di pura ammirazione.
in generale, quasi tutto quello che è rock, o che ha tracce di disperata personalità, mi attrae. anche solo per poco, anche solo per una canzone.
non conosco quasi nessun artista al completo, al punto di dire "so tutto di lui", freddie a parte.
mi è bastato lui, e sapete, in fondo voglio restare un po' vergine.
ascolto, mi incuriosisco, ma lascio che la curiosità vada avanti per caso, e non sia guidata.
mi lascio trasportare dalle mie fottute antenne.
e sono irrimediabilmente esterofila.
di italiano mi può piacere un'intenzione, o un pezzetto, o una sfumatura...persino due versi di neffa, o un giro dei tiromancino...qualcosa dei negramaro, dei subsonica.
a volte piango con povia e non me ne vergogno, perchè è un bambino e lo sono anch'io.
sarà per questo che non amo scrivere in italiano...perchè ho poche ispirazioni, e le poche che ho sono piccoli pezzi di un collage, che non sono in grado di capire.
gaia